GIOIA DEI MARSI. Gli inquirenti non hanno dubbi: al centralino della popolare trasmissione “Chi l’ha visto?” ha telefonato Lorena. Inquirenti che seguono una pista ben precisa con l’obiettivo di riportarla a casa. È quanto emerso nel corso del vertice convocato ieri alla Procura per i minorenni dell’Aquila per fare il punto sulle indagini in corso relative alla scomparsa della 16enne Lorena Giancursio, sparita da sabato 28 maggio dalla casa dei nonni a Gioia dei Marsi. Dopo 24 giorni di ricerche, il procuratore David Mancini (nella foto in basso) ha sentito la necessità di un confronto diretto tra chi indaga, ovvero i carabinieri della stazione di Gioia dei Marsi e il comando di Avezzano, e chi coordina la delicata attività investigativa.

Titolare del fascicolo per sottrazione di minore, al momento contro ignoti, è il sostituto procuratore Lorenzo Maria Destro, anch’egli presente all’incontro con le forze dell’ordine.


L’attenzione degli inquirenti ora si sta concentrando sulla telefonata arrivata alla trasmissione televisiva di Raitre. Telefonata in cui Lorena ha detto di stare bene, ma di non voler tornare a casa e quindi di non voler essere cercata. Trattandosi di una minore, però, le indagini e le ricerche proseguono. Gli investigatori stanno lavorando per cercare di risalire alla fonte della telefonata. Sono infatti in corso verifiche tecniche sulla provenienza della chiamata: se da un telefono pubblico, da un’utenza privata oppure da un’applicazione come ad esempio Whatsapp. Verifiche tecniche che si aggiungono a quelle che sta svolgendo il consulente nominato dalla Procura sui telefoni, più di uno, in uso alla ragazzina scomparsa e sui contatti telefonici dei suoi familiari più stretti. La chiave del giallo potrebbe essere proprio nelle chiamate che Lorena ha intrattenuto nei giorni che hanno preceduto la sua scomparsa per pianificare l’allontanamento.

Dagli elementi raccolti, gli inquirenti sono certi che quella di Lorena sia una fuga volontaria pianificata con la complicità di qualcuno. Secondo chi indaga, la ragazzina si sarebbe anche disfatta dei cellulari per non essere rintracciata, inoltre si sospetta che dietro le numerose segnalazioni anonime, dal laghetto di Casali d’Aschi a un presunto avvistamento all’aeroporto di Fiumicino, ci sia una stessa regia volta a far perdere tempo e a depistare l’attività degli investigatori. (f.d.m.)
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