PESCARA. Il Long Covid e i suoi sintomi che perdurano per mesi dopo l’infezione con il virus, non colpiscono solo gli adulti, ma anche i bambini e i ragazzi. E in Abruzzo, potenzialmente, ne possono soffrire quasi centomila giovanissimi. Tanti, infatti, sono quelli che si sono contagiati dall’inizio della pandemia secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità: i 15mila che sono stati positivi nella fascia da 0 a 4 anni, che sono i più esposti perché senza alcuna protezione vaccinale contro il coronavirus, i 40mila della fascia tra i 5 e gli 11 anni e i 41mila della fascia tra i 12 e i 19 anni.
Vediamo cos’è il Long Covid e a quali sintomi bisogna fare attenzione, con le raccomandazioni dei pediatri.
COS’è IL LONG COVID
Secondo una definizione completamente condivisa da tutte le autorità sanitarie, si può parlare di Long Covid dopo tre mesi dalla diagnosi di infezione da Sars-CoV-2 in presenza di sintomi che perdurano da almeno 2 mesi e non possono essere spiegati da un’altra diagnosi. È importante valutare la possibile presenza di sintomi al termine della fase acuta tra la quarta e la dodicesima settimana. Affaticamento persistente e mal di testa sono tra i sintomi Long Covid più diffusi.
I SINTOMI SPIA
«Come per gli adulti, anche per i bambini uno dei sintomi più comuni riscontrato nei lavori scientifici è l’affaticamento persistente, riportato dall’87% dei pazienti con Long Covid», spiegano gli esperti della Società Italiana di Pediatria, «altri sintomi ai quali prestare attenzione sono cefalea, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, dolore addominale, mialgia o artralgia, dolore toracico persistente, mal di stomaco, diarrea, palpitazioni cardiache e lesioni cutanee. I sintomi neuropsichiatrici persistenti sembrano essere i disturbi più comuni nei bambini e negli adolescenti che hanno avuto il Covid-19. Questi sintomi possono manifestarsi sia da soli che in combinazione, possono essere transitori o intermittenti, cambiare nel tempo o rimanere costanti».
Ma i sintomi possono manifestarsi anche nei bambini che hanno avuto un Covid asintomatico. «Queste manifestazioni sono solo in parte legate al danno tessutale dovuto alla presenza del virus. In massima parte sono la conseguenza dello stress causato dalla pandemia, indipendentemente dall’azione patogena del virus», aggiungono i pediatri.
LE RACCOMANDAZIONI
Per questo, la Società Italiana di Pediatria raccomanda che tutti i bambini e gli adolescenti con una diagnosi sospetta o provata di Covid debbano sottoporsi a una visita dopo 4 settimane dalla fase acuta dell’infezione per verificare la presenza di possibili sintomi di Long Covid. E raccomanda di programmare, in ogni caso, anche in assenza di questi sintomi, un ulteriore controllo dopo 3 mesi dalla diagnosi di infezione per confermare che sia tutto normale o per affrontare i problemi emergenti, attraverso una valutazione approfondita degli stessi. (l.t.)