Il Long Covid colpisce quasi un non vaccinato su due che si è contagiato ed è poi guarito. E quasi un quarto dei bambini e degli adolescenti che si è infettato. Lo dicono due studi pubblicati nei giorni scorsi che hanno indagato sulla sindrome che colpisce per mesi chi è guarito dal Covid e sulla protezione dei vaccini anche su questo fronte.
Lo studio arriva in un momento in cui, spinta dalla contagiosissima sottovariante Omicron 5, il virus è tornato a dilagare nella popolazione. E quindi parla a una fetta grandissima della popolazione che è attualmente positiva – in Abruzzo in questo momento 33mila persone (vedi articolo in pagina) – o che si sono infettati nelle scorse settimane, per una popolazione di diverse decine di migliaia di persone solo in regione. Secondo gli studi, in Abruzzo i più esposti sono i 179mila cittadini dai 5 anni in su che non hanno ricevuto nemmeno una dose del siero anti-Covid, insieme alle donne di 40 anni, agli anziani e chi è stato in terapia intensiva proprio per le complicazioni del Covid.
COS’È IL LONG COVID
«Si parla di Long Covid quando dopo più di quattro settimane dall’infezione da SARS-CoV-2, alcuni sintomi persistono, nonostante la negativizzazione del test diagnostico per Covid-19»: così l’Istituto Superiore di Sanità spiega cosa sia il Long Covid, continuando: «Tra i sintomi più frequenti viene riportata la stanchezza e la “nebbia mentale”, ovvero problemi di memoria e difficoltà a concentrarsi, la perdita dell’olfatto e del gusto e sintomi respiratori e cardiologici. Le manifestazioni generali più frequenti includono anche anoressia, debolezza muscolare, febbre recidivante, dolori diffusi, mialgie e artralgie, peggioramento della qualità della vita. Alcuni sintomi sembrano simili a quelli della Sindrome da fatica cronica, tuttavia, rispetto a questa, il Long Covid sembra manifestarsi con uno spettro più ampio di sintomi».
LO STUDIO SUGLI ADULTI
Chi ha tre dosi del vaccino, se si infetta ha il 16% di possibilità di andare incontro al Long Covid. Chi non è vaccinato ha il 42% di possibilità. Lo dice uno studio pubblicato sulla rivista Jama (The Journal of the American Medical Association) nei giorni scorsi, condotto dai laboratori degli ospedali Humanitas, che è durato due anni e ha coinvolto 2.560 operatori sanitari. Obiettivo dello studio era identificare la protezione del vaccino rispetto al Long Covid in soggetti positivi, anche asintomatici. In questo senso, la popolazione ospedaliera è risultata “ideale” perché plurivaccinata, sottoposta a test di ricerca per Sars-CoV-2 ogni due settimane e a test sierologico ogni 3 mesi. Si tratta inoltre di una popolazione di età media attorno ai 40 anni e a prevalenza femminile (70%). Fattori importanti visto che il Long Covid riguarda soprattutto le donne.
LO STUDIO SUI BAMBINI
Il 24% di bambini e adolescenti che hanno superato la fase acuta del Covid con sintomi lievi o assenti soffre di disturbi correlati all’infezione da Covid a distanza di almeno 2 mesi dalla guarigione e fino a 9 mesi dalla stessa. Lo dice uno studio, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica Italian Journal of Pediatrics, realizzato da più strutture di ricerca con a capo la Città della Salute di Torino. Sono stati valutati più di 650 bambini. Secondo lo studio, avere sviluppato sintomi di Covid-19 in fase acuta aumenta significativamente per bambini e adolescenti il rischio di Long Covid.
L’incidenza di Long Covid è quasi raddoppiata nei bambini più grandi e negli adolescenti rispetto ai più piccoli, passando dal 18,3% (0-5 anni) al 21,3% (6-10 anni), fino ad arrivare al 34,4% di rischio (11-16 anni). «I dati confermano e consolidano il valore delle raccomandazioni espresse dalla Società Italiana di Pediatria: bambini e adolescenti che hanno contratto il Covid, anche se in modo lieve, devono essere monitorati dai genitori ed in caso di comparsa di sintomi vanno sempre visitati dal pediatra», osservano i ricercatori della Città della Salute, continuando: «Bambini e adolescenti superano l’infezione acuta con una sintomatologia spesso lieve o addirittura assente. Molti di loro non giungono perciò all’attenzione del pediatra, ed eventuali sintomi che si presentano a distanza possono non essere correttamente riconosciuti dai genitori né associati al Covid. Ecco perché occorre un monitoraggio costante e, in caso di insorgenza di disturbi, una visita dal pediatra. Gli autori dello studio sottolineano inoltre che i risultati confermano l’importanza della vaccinazione in età pediatrica come strumento di prevenzione anche dal Long Covid».
GLI ABRUZZESI PIÙ A RISCHIO
Gli studi dicono innanzitutto che a rischiare più di tutti i sintomi da Long Covid sono le donne, soprattutto intorno ai 40 anni. Ma per l’Iss anche chi ha un’età avanzata, chi è obeso o sovrappeso e chi è stato ospedalizzato per Covid. Ma a rischiare il Long Covid più di tutti sono i non vaccinati. Gli abruzzesi con più di 12 anni che non hanno ricevuto nemmeno una dose del vaccino sono ben 130.685. Ma la fascia di età con più no vax è proprio quella dei quarantenni: ben 27.660.
Tra i bimbi, i più a rischio perché non vaccinati sono innanzitutto quelli con meno di 5 anni, perché non hanno potuto ricevere copertura anticorpale dal siero. E poi ci sono i 48.470 piccoli tra 5 e 11 anni che, pur potendo ricevere le dosi in formulazione pediatrica, non hanno ricevuto il vaccino. I più coperti sono invece i 25.307 che hanno ricevuto entrambe le dosi previste per i bambini, mentre in 2.654 hanno ricevuto la prima e attendono la seconda.