CHIETI. Il conto da pagare con la giustizia gli è arrivato sette anni dopo un’aggressione in strada, ai danni di un padre e di un figlio tifosi del Pescara calcio, e sei anni dopo aver spogliato a forza un giocatore di calcio a cinque, colpevole di indossare felpa e maglietta con i colori biancazzurri. Comportamenti che, codice penale alla mano, si traducono in una sfilza di reati, vale a dire danneggiamento, porto abusivo di arma da taglio e rapina aggravata. Andrea Mulana, ultrà trentenne del Chieti calcio, difeso dall’avvocato Gianluca Polleggioni, è stato arrestato due giorni fa dai poliziotti della squadra mobile e portato nel carcere di Lanciano per scontare una condanna definitiva a due anni, un mese e 29 giorni di reclusione, pena collegata a due episodi di «tifo violento» che lo hanno visto protagonista. Il provvedimento è stato firmato dalla procura generale della Corte d’appello di Perugia, che – su indicazione della Cassazione – ha riesaminato il caso del giovane decidendo di revocargli il beneficio della sospensione della pena.
Il primo episodio risale al 29 maggio 2015. Quel giorno, insieme ad alcuni complici, Mulana sfonda il finestrino di un’automobile all’interno della quale un uomo si trova in compagnia del figlio 16enne che indossa una maglietta del Pescara, squadra impegnata quello stesso pomeriggio contro il Vicenza per la semifinale play-off di serie B. Scatta anche l’aggravante perché gli aggressori hanno il volto coperto da passamontagna e utilizzano un manganello per danneggiare la macchina.
Il secondo fatto, invece, è datato 30 ottobre 2016. Prima della partita tra Chieti e Vis Pesaro, Mulana e un gruppetto di ultrà neroverdi incrociano un giocatore del Pescara calcio a 5 under 21 che ha appena ritirato i soldi al bancomat della stazione. Gli aggressori lo circondano, lo strattonano e gli strappano di dosso felpa e maglietta biancazzurre, impossessandosene. Sei anni dopo, la giustizia ha presentato il conto.
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