PESCARA. Si chiude con un’archiviazione, richiesta dalla procura e accolta dal gip Giovanni de Rensis, l’inchiesta nata nel gennaio 2021 a carico dell’attuale direttore generale della Asl di Pescara, Vincenzo Ciamponi, e del direttore sanitario Antonio Caponetti. Erano finiti nel mirino della magistratura con le accuse di epidemia colposa, abuso d’ufficio e truffa, in relazione alla fase acuta dell’emergenza Covid.
MOMENTO ECCEZIONALE
«È difficile ipotizzare una responsabilità, anche a titolo di colpa», scrivono nella loro richiesta di archiviazione i due pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, «in relazione a tali scelte: l’eccezionalità del momento, il fatto di trovarsi di fronte a un virus sconosciuto, ancora senza armi per affrontarlo in quanto la campagna vaccinale era in fase iniziale e scarseggiavano le dosi, hanno di fatto, per molti mesi, reso difficile qualsiasi strategia». Un passaggio che sintetizza la decisione della procura.
I RITARDI NEL TRACCIAMENTO
L’inchiesta nacque da un monitoraggio dei carabinieri del Nas guidati dal comandante Domenico Candelli, sulle modalità di distribuzione e conservazione del primo vaccino autorizzato della Pfizer-Biontech, e sul rispetto delle linee guida ministeriali sulla campagna vaccinale. Ma presto due divennero gli aspetti che finirono all’attenzione dei magistrati: i ritardi nel tracciamento dei positivi che in una settimana di febbraio 2021 contò oltre 800 casi; e la mancata nomina del direttore del dipartimento prevenzione della Asl che avrebbe dovuto coordinare queste attività. Per il tracciamento, i Nas avevano accertato che vi lavoravano solo 17 figure professionali rispetto alle 44 della Asl di Chieti, e comunque meno di quelle previste nel novembre 2020. Su entrambi i punti, determinanti si sono rivelati gli interrogatori dei due indagati (assistiti dagli avvocati Tommaso Marchese e Gianfranco Iadecola). Sui tracciamenti, Caponetti (che ricopriva contemporaneamente i ruoli di direttore sanitario e della prevenzione), dichiarò che il numero dei tracciatori si era dimezzato, in quanto alcuni avevano vinto il concorso per la scuola di specializzazione e, peraltro, a gennaio, con l’avvio delle campagne di screening di massa, parte del personale era stato utilizzato anche per l’organizzazione dei tamponi nelle scuole.
SENZA DIRETTORE PREVENZIONE
Quanto alle nomine, dalle indagini era emerso che nella Asl pescarese il ruolo di direttore della prevenzione era vacante da luglio 2017 e che, benché da maggio 2020 fosse stata individuata la terna dei candidati, nessuna nomina era stata fatta né dal facente funzioni Caponetti, né dal nuovo direttore generale Ciamponi. Ma proprio quest’ultimo, in sede di interrogatorio, spiegò che i ritardi erano la conseguenza del ritardo con il quale la Regione aveva pubblicato gli elenchi dei nominativi cui attingere per le figure di direttore sanitario e amministrativo, con le quali Ciamponi voleva condividere quella scelta. E proprio il giorno dell’interrogatorio il direttore generale si presentò ai magistrati con le tre nomine deliberate, spiegando che comunque il ruolo di direttore della prevenzione non era rimasto scoperto, perché proseguito ad interim da Caponetti. Versione confermata dal nuovo direttore amministrativo Vero Michitelli. «Non vi è prova certa», concludono i magistrati, «che la pronta nomina del direttore del dipartimento prevenzione (poi individuato in Ildo Polidoro ndr) avrebbe dotato la struttura di una capacità organizzativa tale da assicurare l’ottimale gestione della pandemia in termini di contact tracing e che il tempestivo tracciamento dei positivi avrebbe assicurato il contenimento dei contagi».
COLPA DELLA VARIANTE INGLESE
«Peraltro, va osservato», concludono i pm, «che l’alto tasso di positività registrato nella provincia di Pescara nel febbraio 2021, è sicuramente da attribuire all’incidenza della così detta variante inglese, caratterizzata da una maggiore contagiosità nel contesto del territorio».