AVEZZANO. L’afa è opprimente, così come l’incertezza nel futuro di chi è precario da una vita. Eccoli i lavoratori senza certezze della LFoundry. Quelli “usa e getta” che da giorni lottano sotto a un gazebo davanti ai cancelli dello stabilimento specializzato nella microelettronica, il più grande della provincia dell’Aquila coi suoi 1.400 dipendenti. Lottano per avere una vita più dignitosa. Cento precari, storie simili. Come quella di Erica Di Stefano, 42 anni di Pescina, mamma di due bambini piccoli, rimasta senza lavoro dal 31 marzo scorso, dopo 5 anni da precaria in azienda. O di Domenico Di Nunzio, che di anni ne ha 32 ed è di Avezzano. Con un diploma da geometra in tasca, vive ancora con i genitori. Ad aprile scorso l’azienda lo ha tagliato fuori dopo tre anni. Quelle di Erica e Domenico sono solo alcune delle tante storie di vita delle lavoratrici e dei lavoratori di LFoundry in somministrazione, assunti con un contratto a tempo determinato tramite un’agenzia interinale e ora rimasti senza occupazione.
MAMMA DISOCCUPATA
«Ho lavorato in LFoundry per 5 anni da precaria, anche per sostituzioni di infortuni o malattie, a chiamata, anche con uno solo giorno di preavviso. Mai una malattia, solo un giorno di ferie richiesto. Ma raggiunti i miei 36 mesi a tempo determinato mi sono ritrovata fuori», racconta Erica Di Stefano, «rimettersi in gioco a 42 anni non è semplice. Ci vuole più dignità e più rispetto per i lavoratori. Anche noi somministrati siamo stati partecipi agli utili dell’azienda utilizzatrice. Azienda solida che non ha subìto cali di commesse», sottolinea ancora la donna, «oggi nelle mia stessa mansione è stato assunto un altro lavoratore che dopo 36 mesi verrà lasciato anche lui a casa». Secondo le stime della 42enne, dall’inizio dell’anno sono stati fermati tra i 40 e i 50 lavoratori. Ai quali entro il mese di luglio se ne aggiungeranno degli altri. Entro fine anno saranno un centinaio a restare senza occupazione. «La gran parte», riprende la 42enne, «sono padri e madri di famiglia. Tra loro ci sono tante famiglie monoreddito. Quale futuro per noi e per i nostri figli?», si domanda, «sto partecipando al presidio per chiedere rispetto, dignità e stabilità. Non è giusto essere trattati in questo modo: l’abuso della somministrazione sta diventando un problema sociale che per molti di noi sfocia anche in un disagio psicologico, oltre che economico. Perdere il lavoro in un momento storico come questo, con i rincari dei prezzi, rende il tutto ancora più difficoltoso. Per questo rivolgo un appello alle forze politiche affinché cambi qualcosa: non capiamo perché la fabbrica, con le commesse che ha, non si decida a stabilizzare».
UN FUTURO SENZA LAVORO
Tra i lavoratori che presidiano i cancelli dello stabilimento del nucleo industriale c’è anche Domenico Di Nunzio. «Sogno una famiglia, ma senza una stabilità economica guardare al futuro diventa difficile, per il momento vivo ancora con i miei genitori», racconta, «sono entrato in azienda a luglio 2019 e vi sono rimasto fino ad aprile 2022, dopo 34 mesi l’agenzia interinale mi ha comunicato la fine del rapporto di lavoro. Comunicazioni che avvengono all’ultimo momento», prosegue il giovane, ora in cerca di una nuova occupazione, «così come le proroghe che non fanno altro che creare tensioni e preoccupazioni». I lavoratori in somministrazione, infatti, lamentano anche il fatto che ogni comunicazione da parte dell’agenzia interinale avviene sempre con pochissimi giorni o ore di preavviso. «Una situazione che non ti fa guardare al futuro e ti scoraggia», conclude Domenico Di Nunzio, «per questo partecipo al presidio tutti i giorni».
LA LOTTA SINDACALE
Il presidio è promosso dalla Uiltemp Abruzzo. «Un’iniziativa come reazione a questa azione unilaterale dell’azienda», commenta il segretario regionale Maurizio Sacchetta, «siamo in attesa di conoscere la data dell’incontro tra la Regione, l’azienda utilizzatrice LFoundry e le agenzie in somministrazione. LFoundry dà lavoro a circa 300 somministrati, di cui 130 a tempo indeterminato, mentre i restanti 170 verranno rimpiazzati dopo 36 mesi di contratto».
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