TERAMO. «Un fenomeno con una doppia lettura: la distruttività di giovanissimi nei confronti degli altri e di se stessi e la necessità di controlli sempre più serrati dei genitori»: è chiaro Giuseppe Orfanelli, psicologo psicoterapeuta, specializzato in criminologia clinica, per dieci anni giudice onorario del tribunale dei minorenni dell’Aquila e per due anni alla Corte dell’Appello, consulente scelto da molte Procure. Un attento studioso del mondo degli adolescenti che su questa vicenda dice: «Molti adolescenti sentono l’esigenza di mettersi in mostra con azioni di particolare violenza e trovano nei social una cassa di risonanza notevole. Questi ragazzi si buttano a capofitto in situazioni anche estremamente negative e si sentono attratti verso figure che presentano loro condizioni di diversità. Dentro di loro, c’è tanta rabbia. Una rabbia che deve essere proiettata. Hanno un’aggressività interna». A legare molte situazioni l’esistenza di un gruppo. «È il gruppo che fa esaltare», continua Orfanelli, «nel gruppo c’è l’esaltazione totale. Si cerca di essere i più bravi degli altri, i migliori. Se nel gruppo ci sono i cattivi, io devo essere il più cattivo di tutti. C’è un emergere di certe situazioni anche assurde, ma è così. Chi non ha punti di riferimento, li trova nel gruppo, anche se sono sbagliati. La cosa pericolosa è che si arriva a commettere reati, anche molto gravi. Va detto che il più delle volte si tratta di giovani con alle spalle situazioni familiari molto complesse».(d.p.)
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