VASTO. «La concessione rilasciata per l’occupazione di suolo pubblico con tavoli e sedie è da ritenersi temporanea con scadenza 30 settembre 2022». È di questo tenore la lettera che decine di attività commerciali si sono viste recapitare nei giorni scorsi dal settore patrimonio del Comune. Una informativa che fa il paio con la nota che la Soprintendenza archeologica ha inviato al sindaco Francesco Menna e agli assessori Nicola Della Gatta (cultura) e Alessandro D’Elisa (urbanistica) in merito ai dehors per chiedere di rivedere la convenzione firmata nel 2016 per l’installazione di pedane e gazebo nel centro storico e di prevedere regole più stringenti nelle aree prospicienti Palazzo d’Avalos, Castello Caldoresco, Porta San Pietro, Terme Romane e corso Nuova Italia, ritenute di grande valore storico ed artistico.
La richiesta dell’ente preposto alla tutela dei monumenti storici ed architettonici, relativa all’attivazione di un “tavolo di confronto”, risale allo scorso maggio. Alcune associazioni di categoria hanno chiesto un incontro urgente all’amministrazione comunale. «Siamo stati contattati da una serie di operatori piuttosto allarmati dopo la lettera del Comune», dice Simone Lembo, responsabile di Assoturismo della Confesercenti, «in questo momento sono due le questioni da verificare, in caso contrario si rischia di fare solo confusione. La prima riguarda quelle attività che avevano le autorizzazioni permanenti per l’occupazione di suolo pubblico limitatamente a tavoli e sedie e che si sono viste, attraverso una nota degli uffici comunali, modificare queste concessioni da permanenti a temporanee. L’altra questione riguarda i dehors, che sono un’altra cosa e che prevedono una tipologia di struttura con occupazione fissa. L’accordo con la Soprintendenza che Vasto, primo Comune in Abruzzo, ha stipulato nel 2016, prevede una semplificazione per l’installazione di pedane e gazebo. Dobbiamo quindi lavorare su due ambiti completamente diversi», aggiunge Lembo, «uno riguarda l’occupazione semplice, cioè quella con tavoli e sedie, l’altra è relativa ai dehors. Con la Soprintendenza bisogna rivedere la convenzione, capire cosa si può aggiustare e migliorare, anche perché se gli operatori fanno degli investimenti non possono smontare le strutture dopo qualche anno. La pandemia in questi due anni ci ha fatto comprendere che è cambiato il modello di fruizione degli spazi: stare all’aperto, vivere il consumo in altro modo, ci ha portato a capire che bisogna lavorare, sempre nel rispetto della qualità, in questa direzione. Tant’è vero che ci sono state deroghe nazionali alla normativa», conclude il responsabile di Assoturismo che sulla questione relativa all’occupazione di suolo pubblico e su quella dei dehors ha chiesto un incontro in Comune.
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