PESCARA. Strada dei parchi decapitata dal ministero delle Infrastrutture prima che l’iter delle contestazioni tagliasse il traguardo. Era scritto chiaramente così nella prima versione della relazione che accompagna il Decreto legge del 7 luglio che consegna all’Anas le autostrade A24 e A25 togliendole alla società dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto. Ma alla vigilia dell’udienza di merito al Tar Lazio, che il 27 luglio deciderà sul ricorso di Sdp, quella frase che avrebbe compromesso il piano del Mims è sparita nel nulla.
Una volta, con linguaggio figurato, si diceva che la politica era capace di usare la scolorina per cancellare ciò che è sconveniente o, come in questo caso, altamente compromettente per l’esito del giudizio davanti al tribunale amministrativo romano che ha già sospeso gli effetti dei due atti su cui si basa il decreto finito al centro di un braccio di ferro.
Si può anche ipotizzare quando la politica ha fatto sparire la frase, e cercare di capirne il perché. Sarebbe accaduto pochissimo tempo fa, forse nel giorno in cui il sito del Senato si è improvvisamente oscurato per una decina d’ore, rendendo impossibile la lettura del testo integrale, che comprende relazione e decreto, inviato alle Camere per la conversione in legge. Alla fine della giornata di black out l’atto è finalmente riapparso ma senza quelle due righe in basso a destra della seconda colonna di pagina 8.
Che cosa diceva quella frase così compromettente per ministero e Anas? Ecco il testo.
«Con nota protocollo n. 5796 del 15 marzo 2022, la società concessionaria ha inviato le proprie controdeduzioni, attualmente all’esame del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili». Quindi se ne deduceva che la drastica decisione di risolvere la convenzione autostradale con Sdp, accusando quest’ultima di «gravi inadempienze», sarebbe stata presa senza rispettare il diritto alla difesa e le buone regole delle procedure amministrative. Era lo stesso ministero a confessarlo candidamente, nero su bianco.
Ma nella seconda versione riveduta, corretta e rispedita alle Camere, si legge solo questo: «Con nota protocollo n. 5796 del 15 marzo 2022, la società concessionaria ha inviato le proprie controdeduzioni». Punto e basta. La frase che, per l’amministrazione pubblica, poteva pregiudicare l’esito del ricorso a Tar, spianando la strada, anzi l’autostrada, alla società abruzzese, non c’è più.
Per capire la portata di quelle due righe sparite nel nulla, pubblichiamo un passaggio chiave del ricorso di Strada dei parchi che, per primo, ne ha denunciato l’esistenza. Si trova a pagina 40 delle 94 inviate al Tar Lazio. «Nella relazione di accompagnamento del disegno di legge di conversione del dl 85/22, si ha perfino una dichiarazione confessoria della “ingiustizia manifesta” della norma provvedimento», scrivono i legali di Toto, «risulta per tabulas (attraverso gli atti, ndr) che è stato adottato un provvedimento di decadenza senza neppure completare – semmai è stata avviata – la valutazione delle controdeduzioni presentate dal destinatario del procedimento (sic!), in plateale violazione delle garanzie sul “giusto procedimento”».
Ma arriva il colpo di scena, l’ennesimo di questa sfida tra Mims e Anas da una parte e Sdp dall’altro. Poco dopo il deposito del ricorso la frase, infatti, sparisce dagli atti con un colpo di forbici più che di bacchetta magica.
Proviamo però a ipotizzare come il ministero potrebbe giustificarne la sparizione. Per esempio facendo ricorso a un altro atto di questa vicenda tortuosa: il decreto (sospeso dal Tar)del direttore generale del Mims, Felice Morisco che, a pagina 6, scrive: «Con nota del 16 maggio 2022, l’ingegner Placido Migliorino ha trasmesso a questa Direzione Generale la relazione finale, rappresentando, con argomentazioni che si condividono integralmente, l’infondatezza delle controdeduzioni del Concessionario». Ma a questo punto anche Strada dei parchi avrebbe una domanda da fare a chi ha trovato il tempo, il modo e il motivo per correggere la relazione del decreto: perché contestualmente non è stata inserita la frase che smonta l’accusa di gravi inadempienze? «Si può affermare che non sussiste oggi pericolo di crollo conseguente al degrado», scrive infatti Bernardino Chiaia, perito del tribunale dell’Aquila.