CHIETI. Ancora festeggiamenti per la giornata della Liberazione. Questa volta non si tratta della Liberazione nazionale – già festeggiata dal Comune di Chieti con una inedita tre-giorni – ma della liberazione dell’Abruzzo e di Chieti, datata 13 giugno 1944. Il 13 giugno al teatro Marrucino si terrà uno spettacolo teatrale, a cura dell’associazione Cuntaterra in collaborazione con il Comune, che porta sul palcoscenico «storie di gente resistente», come le ha definite il protagonista Marcello Sacerdote, «racconti di gesti eroici e silenziosi fatti per reagire all’ingiustizia sociale. È uno spettacolo che danza tra le vicende di quella storia con la ‘S’ maiuscola e quella minuta della gente normale che mise in atto una resistenza soprattutto umanitaria». Lo spettacolo si intitola “Quando il grano maturò, storie di gente re-sistente”, Sacerdote, che ne è anche l’unico protagonista, lo ha presentato ieri mattina in Comune alla presenza del vicesindaco Paolo De Cesare e dei due consiglieri comunali che più da vicino hanno seguito l’organizzazione, Alberta Giannini (la Sinistra con Diego) e Paride Paci (Pd). Erano anche presenti Aldo Mario Grifone dell’Anpi (associazione nazionale partigiani), e le curatrici Chiara Spina (direttrice organizzativa), Giulia Ferrante (dialettologa), Lisa Brunetti (scenografa), Chiara Scarpone (illustratrice) e Chiara Galizia (progetto grafico). La regia è firmata da Laura Curino e la musica da Valerio Bucciarelli Voric. Lo spettacolo di venerdì è una prima assoluta nazionale, da cui partirà un progetto più ampio, una sorta di recupero di storia e memorie da portare in giro, anche nelle scuole. Lo spettacolo sonda il tema specifico della resistenza umanitaria. «È un tipo di resistenza non armata», spiega Sacerdote, «che si espresse soprattutto a livello dei ceti popolari, dei contadini, dei pastori del nostro territorio, delle donne, degli uomini, degli anziani, dei bambini che cercarono di reagire a una situazione di ingiustizia sociale, di crisi umanitaria come quelle che si presentano in un ambito di guerra. E sono delle memorie», conclude Sacerdote, che ci aiutano a riscoprire i nostri vissuti civili, anche affettivi, soprattutto ci aiutano a tentare una lettura del nostro presente in cui queste tematiche, ahimè, sono ancora assai cocenti». (a.i.)
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