PESCARA. L’affare delle mascherine è un altro capitolo dell’inchiesta e riguarda l’imprenditore Fabio Tonelli, amministratore della Bioinnova di Lanciano che trattava la commercializzazione delle mascherine nella fase acuta dell’emergenza Covid. In questo caso, i due dipendenti Asl, la dirigente Tiziana Petrella e il suo «vassallo» Antonio Verna avrebbero turbato la gara d’appalto di «procedura negoziata d’urgenza» di circa 2 milioni in favore della Bioinnova di Tonelli, «legato a Petrella e Verna, titolari di fatto della procedura, da rapporti privilegiati». I due avrebbero avviato la gara «con la consapevolezza che Tonelli partecipasse e anzi lo avvisavano preventivamente dell’imminente pubblicazione del bando». Verna incontrava l’8 aprile 2020 Tonelli, «fornendogli chiarimenti sul capitolato e sulle modalità di presentazione della domanda di partecipazione nonché informazioni privilegiate (i prezzi dei Dpi di altra azienda locale, la Co.Ge.Pri. che avrebbe partecipato alla gara) in modo da calibrare un prezzo in fase di offerta che gli consentisse l’aggiudicazione». E dopo l’aggiudicazione «pur avendo fornito materiale alla Asl di Pescara (in frode) non idoneo (20 mila mascherine FFP2 sequestrate da Nas e finanza in data 8 giugno 2020) non adottavano atti finalizzati», scrive il gip, «a una valutazione compiuta degli eventi verificatisi né assumevano iniziative tese alla risoluzione del contratto in precedenza stipulato al fine di non aggravare la posizione di Tonelli».
In cambio di cosa? Per «Petrella il pagamento delle spese di partecipazione a un corso organizzato dal Politecnico di Milano; per Verna, la promessa del pagamento del corrispettivo quantificato in 0,10 centesimi per ogni mascherina venduta per un valore (al 31 luglio 2020) di 10.500 euro». Verna avrebbe avuto anche un “bonus”: «La consegna di 2.000 mascherine, 240 delle quali prelevate dal deposito di via Balilla di Pescara ove erano vendute personalmente al prezzo di 15 euro l’una e dalle quali Verna incassava certamente non meno di 3.600 euro in contanti; inoltre Verna intascava anche “la promessa del pagamento di una somma di denaro di 6.000 euro». Tre le determine adottate da Petrella tra il 4 e il 10 marzo 2020: per la fornitura di 7.000 facciali filtranti FFP2 per 55.300 euro; per 10.000 facciali FFP2 per 79.900 euro; e per 10.000 facciali FFP3 per 99.900 euro, «nelle quali indicavano strumentalmente e falsamente che la fornitura di mascherine oggetto di procedura d’urgenza sarebbe stata destinata anche “in favore delle Asl abruzzesi”, per giustificare l’uso dello strumento dell’affidamento diretto nonostante il superamento della soglia prevista dal codice degli appalti in 40 mila euro». (m.cir.)