L’AQUIILA. Bei tempi quando l’analisi del voto era confinata nelle quattro mura della sede di partito. La prudenza che contraddistingueva gli uomini politici di una volta, spingeva gli esponenti di questo e quel movimento a muoversi in sordina, nel segno del buon vecchio detto “I panni sporchi si lavano in casa”. Invece, la sconfitta del centrosinistra, è divenuta un fatto pubblico, da gettare in pasto ai social network, specie alla luce dell’intervista al Centro di Stefania Pezzopane, candidata di un centrosinistra che ha iniziato la corsa diviso, ha passato un paio di mesi in una sorta di convivenza forzata e ora sembra spaccato più che mai. La deputata Pd non ha nascosto né ferite né autocritiche, pur affermando con convinzione: «La sconfitta brucia, ma non è solo la mia personale».
volano gli stracci
Le analisi nel Pd appaiono impietose, specie da parte di uno come Stefano Palumbo, all’inizio della corsa indicato come candidato alternativo. «Ha perso lei, non se ne lavi le mani: i candidati l’hanno sostenuta solo per disciplina di partito. Si dimetta», scrive manifestando il livore di chi invano aveva suggerito un ricambio generazionale. «Mi conoscete come persona moderata e mai fuori le righe», scrive Palumbo. «Lo sono stato anche nelle dichiarazioni post-voto. Ma a tutto c’è un limite e questo viene, sistematicamente, oltrepassato. Ho letto le dichiarazioni di Stefania Pezzopane e le trovo sconcertanti, peggiori persino della sconfitta, offensive nei riguardi di chi – come me – seppur da sempre contrario alla sua candidatura (ritenuta da chi l’ha imposta “forte e l’unica in grado di sconfiggere Biondi”), si è speso in prima linea a suo sostegno per pura disciplina di partito. È stata una campagna faticosissima, in cui il sentimento di protesta contro la sua candidatura era palpabile, anzi palese. No, non ci si può lavare le mani dicendo che abbiamo perso tutti. Ha perso lei e la sua proposta, ritenuta la meno convincente. Né si può giustificare il pessimo risultato parlando genericamente di tradimenti». Di qui, la critica impietosa: «Se fosse stato un confronto tra soli candidati sindaci», prosegue, «senza la spinta dei candidati consiglieri, la situazione sarebbe stata per lei drammaticamente peggiore. Adesso bisogna ripartire dalle macerie e rimango senza parole quando leggo che si propone lei come ricucitrice del rapporto con il gruppo di Americo Di Benedetto (senza mancare però di precisare che ha perso pure lui) o addirittura come garante del ricambio generazionale che, insieme ad altri, ha finora ostacolato. Sono costretto allora a essere molto diretto, se veramente vuole consentire tutto questo sia coerente: si dimetta dal consiglio comunale favorendo l’ingresso del quarantenne Gianni Padovani e, dopo avere avuto tantissimo da una comunità politica che le ha consentito di fare 40 anni di onorata carriera nelle istituzioni, si metta finalmente a disposizione da dietro le quinte. È quello che la città ha chiesto attraverso il voto, in maniera inequivocabile». Tantissimi i commenti al suo intervento. Rincara la dose Alessandro Tettamanti, tra più votati della lista L’Aquila Coraggiosa. «Non è vero che accanto a te, a tuo sostegno», scrive rivolto a Pezzopane, «ci sono state le donne e i giovani. Una parte – certamente sì – ma è una parte risicata e si tratta in larga parte di donne già politicizzate e giovani che sono di struttura, già perfettamente inseriti nel ceto politico, o limitrofi: centinaia di voti. Se sapessi Stefania quanta fatica invece ho fatto io, nel mondo più reale distante dalla sinistra istituzionale – dalle sue strutture e dalle sue famiglie – per farmi votare perché il tuo nome proprio non transitava». Di qui l’auspicio del cambiamento. Il coordinatore di Italia Viva Paolo Romano ricorda: «Scontiamo le divisioni, l’eccesso di personalismi e persino il coraggio delle analisi solo a giochi fatti». (fab.i.)