PESCARA. Si sono conosciuti a Buenos Aires il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati. E si sono frequentati quasi per un mese. Francesco Nuvolari, 27 anni pescarese, e Patricia Rendon Rodriguez, 31 anni, di Catriel (cittadina del Rio Negro, al confine con la provincia di La Pampa), commerciante, si sono piaciuti, hanno deciso di capire se portare avanti il bel rapporto nato tra loro, e alla fine di luglio si sarebbero rivisti in Italia. Ma Patricia, che aveva una bimba di 6 anni, è stata uccisa nei giorni scorsi dal suo ex marito. E ora il giovane pescarese, che era andato in Argentina per un programma di studio con l’università di Buenos Aires, ha deciso di non rimanere con le mani in mano: vuole aiutare la bambina e sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere.

La storia. È Nuvolari a ricostruire tutto. «Ci siamo conosciuti a Buenos Aires il 14 febbraio, siamo stati insieme un mese e il 13 marzo sono tornato in Italia. Da allora ci siamo sentiti tutti i giorni, fino al 28 giugno. Il 28 luglio Patricia, che era di origine boliviana, aveva un volo per Fiumicino, aveva già preso il passaporto in Bolivia, chiesto il visto in Argentina e acquistato il biglietto: sarebbe stata qui in Italia 40 giorni, per fare un tour dell’Italia. Volevamo capire se c’erano i presupposti per una relazione e chi dei due si sarebbe dovuto spostare». Ma l’ex marito della giovane donna, Fernando Cronenbold, ha deciso diversamente. Per tutti. Con «un atto folle».

L’omicidio. «L’ex marito ha chiesto a Patricia di accompagnare insieme la figlia a scuola e lei, che con lui aveva un rapporto formale proprio per consentirgli di frequentare la bambina, ha accettato». Eppure l’ex marito era sottoposto a un provvedimento che gli imponeva di stare lontano dalla donna almeno 500 metri, avendo usato violenza nei suoi confronti. «Quel giorno Patricia doveva partire con una amica, per andare a Buenos Aires, ma non si è presentata all’appuntamento. E l’amica ha presentato denuncia. Le ricerche sono cominciate solo la mattina dopo, non è stata promossa una ricerca del suo telefono, che era acceso e lo è rimasto per un giorno e mezzo: poi è stato trovato addosso all’ex marito, quando è stato portato in commissariato. È stato lui, sottoposto a fermo, a confessare il delitto, ad indicare la zona dove trovare il corpo, dopo che il delitto ha creato scalpore: moltissime persone si sono accalcate fuori al commissariato, erano pronte a un’azione clamorosa, invocavano giustizia, dopo il femminicidio».

LA RACCOLTA FONDI. Per Nuvolari «è un colpo duro. Ma ora sono in un momento costruttivo, sto convogliando il mio dispiacere sulle cose da fare» per cui non vuole perdere tempo, pur essendo «sconvolto», e intende chiedere l’aiuto dell’Italia, come ha spiegato in un video su Instagram ricostruendo tutto. Dopo aver fatto girare la notizia in Argentina collegandosi con le tv del posto dall’Italia, vuole «lanciare una raccolta fondi per far rientrare il corpo in Bolivia e per sostenere la figlia di Patricia, quando sarà più grande». E ha intenzione di «chiedere alla fondazione Doppia Difesa, fondata da Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno, di creare un ponte con una associazione dello stesso tipo, attiva in Argentina, per tutelare le donne che subiscono violenze e non sanno come uscirne, sollevando il tema anche in Italia. Patricia non è stata tutelata, il marito non ha rispettato il divieto di starle lontano. Voglio che la bimba abbia ciò che la mamma le voleva garantire». E la mamma, dice, «era una donna capace, intelligente: stava ristrutturando la casa e ampliando il suo negozio di abbigliamento, mentre portava avanti il divorzio. Ma il contesto in cui si muoveva non era alla sua altezza». Ora spera il pescarese di «dare un futuro alla bambina».

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