L’AQUILA. Un errore umano. Una marcia tolta inavvertitamente è alla base dello tragedia. Così la Volkwagen Passat si è sfrenata ed ha travolto i bimbi dell’asilo “Primo Maggio” uccidendo Tommaso e ferendo altri cinque compagni.
La verità è emersa ieri dall’interrogatorio della conducente della vettura R.Z.B., 38 anni, bulgara, indagata per omicidio e lesioni stradali. La donna ha ripetuto di aver tentato di fermare la macchina con le mani. Nell’auto parcheggiata c’era il figlio di 11 anni e mezzo.
L’INTERROGATORIO. «Lui mi ha avvertito gridando mamma, mamma!», ha detto in lacrime al pm. Il ragazzino si è poi buttato dall’auto in movimento e la madre ha rischiato di essere travolta. «Alla fine mi sono dovuta spostare», ha aggiunto prima del passaggio chiave: «Ricordo che quando ho parcheggiato ho inserito la prima. Ma non il freno a mano».
L’interrogatorio è durato un’ora e mezza. Erano presenti il sostituto procuratore, titolare dell’inchiesta, Stefano Gallo, il difensore, i rappresentanti della Squadra mobile e, in alcune fasi, il capo della procura aquilana Michele Renzo. La 38enne ha detto d essere «disperata», assieme a tutta la sua famiglia per il dolore provocato. E piangendo ha confessato: «Mio figlio mi ha detto di aver inavvertitamente tolto la marcia. Si è anche ferito gettandosi dall’abitacolo».
IL FRENO A MANO. Per poter disinserire il freno a mano elettrico della Passat (un pulsante), il veicolo deve avere il motore acceso. Ma il mezzo era spento. Quindi non è stato sfrenato dall’11enne attraverso un gesto volontario, quello di pigiare il pulsante, anche perché il ragazzino avrebbe poi dovuto mettere la marcia. Invece la spiegazione è più semplice. Tragicamente più semplice: l’11enne ha inavvertitamente tolto la marcia.
SUMMIT IN PROCURA. Prima dell’interrogatorio risolutivo, c’è stato il conferimento degli incarichi peritali avvenuto, ieri mattina, in un summit in procura con i pm, gli avvocati delle parti coinvolte nella tragedia e un genitore di uno dei cinque bambini feriti. Nel corso del summit l’autorità giudiziaria ha invitato a non dare notizie ai media e a non rilasciare dichiarazioni.
l’indagine. Ma c’è anche un secondo filone d’indagine, quello sulla sicurezza dei luoghi scolastici. Gli investigatori stanno cercando di capire se l’edificio scolastico o comunque la parte che ospita la scuola materna, ovvero il piano terra, fosse a norma oppure no. In particolare ci si sta concentrando sui luoghi esterni teatro della tragedia. Gli elementi da vagliare sono diversi a partire dal fatto che lungo la discesa, che costeggia l’edificio (vedi le foto in alto), non c’è alcuna segnaletica stradale né verticale, né orizzontale. Si dovrà dunque stabilire se la zona poteva essere destinata a parcheggio o comunque a soste brevi delle auto dei genitori. Ma l’elemento principale riguarda la parte di recinzione che separa, o meglio separava visto che è stata travolta dall’auto, la discesa, percorsa dalla Passat, dal cortile in cui giocavano i bambini. Chi è stato sul posto ha inevitabilmente notato che la recinzione di metallo non era ancorata a un muretto, ma al suolo. Quindi la domanda cui dovranno rispondere gli investigatori è: la barriera tra la strada e lo spazio frequentato dai bambini era davvero efficace?
Da questo punto di vista non sono esclusi imminenti avvisi di garanzia per i responsabili della sicurezza dei locali della materna e per chi avrebbe dovuto vigilare e garantire sull’incolumità dei piccoli angeli. (f.d.m.)
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