PESCARA. «L’esposto del Movimento 5 Stelle è infondato e in alcuni casi falso». Trenta pagine di difesa con un finale che è una stoccata. Così i cinque finiti nel mirino della Corte dei Conti dell’Aquila, l’ex assessore Mauro Febbo, l’assessore Guido Liris e tre alti dirigenti della Regione, Germano De Sanctis, Giuseppe Di Fabrizio e Luigia Calcalario, chiedono al procuratore Giacianto Dammicco di archiviare l’inchiesta sulla convenzione d’oro con il Napoli calcio per il ritiro precampionato a Castel di Sangro. Un patto che costa alla Regione 1,2 milioni l’anno, per sei anni rinnovabili, e per un totale di 14, 6 milioni di euro.
I magistrati della Corte, mossi da un esposto del 2020 dell’ex capogruppo M5S, Sara Marcozzi, hanno così contestato ai cinque un danno all’Erario di 1,7 milioni. E hanno chiesto “controdeduzioni”. Eccole: le pubblichiamo in anteprima puntando sui passaggi principali.
IL BOOM DEL TURISMO. «Il turismo sportivo riesce a mobilitare un grande quantitativo di persone a livello mondiale. Tale fenomeno porterebbe dai 12 ai 15 milioni di arrivi internazionali annualmente, rappresentando il 10% dell’industria turistica mondiale con un fatturato di 800 miliardi di dollari». Così si legge nella memoria difensiva. «Un evento sportivo, quale è un ritiro estivo di una squadra di calcio di serie A ammessa alle Coppe europee, può oggettivamente aumentare il numero dei turisti e promuoverne lo sviluppo economico», afferma la difesa che dà i numeri del boom.
ECCO LE CIFRE. Agosto 2019, quindi prima che il Napoli calcio sbarcasse in Abruzzo: 19.005 turisti dalla Campania all’Alto Sangro. Stesso periodo del 2020, quando il Napoli comincia il ritiro: i turisti salgono a 27.568. E nell’agosto 2021 balzano a 28.984. «È la prova oggettiva che la scelta della società Napoli calcio era anche infungibile (cioè insostituibile, ndr), e non vi era alcuna necessità di avviare una procedura di manifestazione di interesse per verificare altre disponibilità». La replica alle accuse.
DA PRENDERE AL VOLO. «È apparsa un’occasione “ghiotta”», si legge nelle carte della difesa, «per la quale è stato ritenuto opportuno “bloccare” i costi di questa operazione di promozione turistica per sei anni ai prezzi che aveva sostenuto la Provincia autonoma di Trento nell’anno 2019». E questo spiegherebbe anche l’urgenza. E qui scatta il confronto, altro punto chiave. Secondo la Corte dei conti, nel Trentino, Aurelio De Lauarentiis, presidente del Napoli, avrebbe spesso solo 176mila euro l’anno. La replica: «la Regione Abruzzo ha stipulato in modo chiaro, lineare e trasparente un unico contratto annuale da un milione di euro, Iva esclusa; invece, la Provincia Autonoma di Trento ha approvato diversi contratti che, messi insieme, sono costati 1.237.506 euro nel 2018 e un milione nel 2019, più Iva».
CI PUNTIAMO. L’intenzione della Regione quindi è di moltiplicare la convenzione con il Napoli finita nelle maglie della giustizia contabile: «Per consolidare nell’immaginario collettivo l’intero comprensorio dell’Alto Sangro come meta ideale per lo svolgimento dei ritiri estivi delle società di calcio. Tale tendenza sta già realizzandosi, atteso che, da quest’anno, il Bari Calcio (che milita in serie B ed è del figlio di De Laurentiis, ndr) svolge il suo ritiro estivo a Roccaraso. Per tale ragione», si sottolinea, «non esiste alcun interesse da parte della Regione Abruzzo a rescindere anticipatamente la convenzione con il Napoli». Ma andiamo avanti,
GLI ALTRI VANTAGGI. Nella memoria se ne citano molti. Ma in cima alla lista c’è la pubblicità gratuita: «Una infinità di passaggi televisivi sulle reti nazionali, durante i quali, tutte le testate giornalistiche sportive hanno dedicato molto tempo (stiamo parlando di ore!) al racconto dei ritiri del Napoli a Castel di Sangro. Si ricorda che un passaggio televisivo di pochi secondi ha un costo esorbitante: per 30 secondi sulla Rai prima della finale di Coppa Italia del 17 giugno 2020 la Regione ha speso 200mila euro».
NESSUN DOLO. L’altro punto chiave, quello del solo, è in sintesi smontato così: «Tutti gli atti contestati sono stati regolarmente pubblicati: se vi fosse stato un intento doloso, non vi sarebbe stata una chiara ed inequivoca trasparenza».
E GLI ALTRI? Siamo alla fine della memoria. Gli indagati pongono una domanda: «Ma se è vero che l’atto sott’accusa è la delibera di giunta che ha autorizzato l’accordo con il Napoli calcio perché non è stata imputata la condotta dolosa a tutti gli assessori e all’intera macchina burocratica regionale?».