CHIETI. Quarantotto indagati, 121 capi d’accusa, 70 chili di droga sequestrati, cessioni per oltre un quintale e mezzo di stupefacenti svelate da intercettazioni e chat. Sono i numeri dell’inchiesta condotta dai poliziotti della squadra mobile di Chieti su un maxi giro di marijuana e hashish scoperto tra Pescara, Montesilvano e Città Sant’Angelo. Le dosi erano destinate principalmente agli ambienti degli studenti universitari, anche nella zona teatina, e della tifoseria biancazzurra. Su decine di panetti di “fumo” recuperati dagli investigatori del commissario capo Nicoletta Giuliante era impressa la scritta Rolex, con tanto di corona dorata della marca di orologi, per indicare l’alta qualità delle sostanze illegali. Tre gruppi di spacciatori gestivano gli affari che fruttavano centinaia di migliaia di euro: i carichi arrivavano soprattutto da Spagna, Piemonte e Lombardia. Il sostituto procuratore Andrea Di Giovanni ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.
Le investigazioni sono partite nel maggio 2020, quando gli agenti della sezione narcotici hanno intercettato vicino all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti un «corriere» che trasportava oltre un chilo e 200 grammi di marijuana nascosti tra la biancheria intima contenuta in un borsone della palestra. Quella droga, secondo l’accusa, era stata movimentata dal pescarese Piero De Petris per essere ceduta a Marco Mastria e Pasquale Stifani, entrambi gravitanti negli ambienti universitari di Chieti.
Indagando sul conto di De Petris, che gestiva una società di noleggio di autovetture, è emerso che la «superdroga» – cioè hashish e marijuana con un principio attivo pari al triplo del normale – veniva comprata via internet e giungeva dalla Spagna tramite ignari corrieri. Lo stupefacente era poi pubblicizzato sui social, in particolare Instagram. La polizia ha individuato anche un appartamento-laboratorio per confezionare le dosi, dove è stato sequestrato un vasto campionario di droga diviso per qualità, nomi, etichette. E sono spuntati anche i cannagars, ovvero sigari imbottiti di marijuana e poi cosparsi con olio di resina di cannabis. Dall’analisi di alcuni cellulari sequestrati sono venuti fuori pagamenti verso la Spagna e spedizioni in tutta Italia.
Scandagliando i contatti di De Petris, la polizia è arrivata al secondo «gruppo», che aveva come punti di riferimento – sempre secondo le accuse – Mario Innaro e Dario Cicchitti, i quali acquistavano stupefacente principalmente da due parenti del primo, Roberto Beccaria e Gerardo Cestari, residenti in Piemonte. Gli indagati, per fissare appuntamenti tra loro e concludere le trattative, cercavano di dissimulare le conversazioni facendo riferimento alla comune passione per il tennis. «Ci vediamo per giocare», dicevano al telefono. Gli agenti hanno scoperto anche l’appartamento in cui era stoccata la droga: sul balcone della camera da letto di Marian Teodor Badin c’erano due trolley con dentro 21 chili di marijuana. I 50 panetti marchiati Rolex erano invece custoditi in tre cartoni di vino trovati, insieme a 11 chili di marijuana, nel bagaglio dell’auto guidata da Matteo D’Antino Settevendemmie.
Approfondendo i contatti di alcuni pusher teatini, i poliziotti sono giunti al terzo gruppo, quello dell’albanese Roxhen Velja, il cui principale canale di approvvigionamento ha portato in Lombardia. In questo contesto si colloca il sequestro di sei chili di hashish, suddivisi in 12 panetti con le foto dei biscotti Oreo, trovati all’interno di un’auto guidata da Michele Ferrarese, nato a Bari e residente a Rozzano (Milano).
Tra gli indagati c’è anche Jacopo Formenti, originario di Busto Arsizio, finito al centro di un grave episodio di cronaca avvenuto a Pescara il 14 maggio 2022: è stato arrestato per tentato omicidio dopo aver accoltellato all’interno di un bar, per motivi misteriosi, un uomo di 48 anni. Formenti aveva cercato di farla franca fuggendo nella sua città d’origine: rifugiatosi a casa di una conoscente, era finito in trappola a distanza di qualche giorno.
Gli indagati – difesi, tra gli altri, dagli avvocati Antonio Valentini, Domenico Gianluca Travaglini, Vincenzo Di Girolamo e Ugo Milia – hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare l’archiviazione o il rinvio a giudizio.
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