Strada dei Parchi vince un’altra battaglia nella guerra per la gestione delle autostrade A24 e A25. Il Tar del Lazio ha infatti confermato il congelamento della revoca della concessione: le due arterie restano nelle mani della società (almeno) fino al 20 settembre, giorno in cui davanti agli stessi giudici amministrativi si discuterà il merito del ricorso di Sdp contro il decreto con cui il Governo ha deciso di riprendersi d’imperio il controllo delle due infrastrutture. Ieri il Tar, pur confermando la sospensiva della revoca già concess il 12 luglio scorso, ha però prescritto che per ogni decisione Strada dei Parchi dovrà prima chiedere il “permesso” al commissario per la messa in sicurezza delle due autostrade, Marco Corsini, oltre che a comunicarla al ministero delle Infrastrutture e all’Anas. Dalla società del gruppo Toto che ha deciso di trincerarsi dietro un “no comment”, filtra comunque soddisfazione per le motivazioni espresse dal Tar nell’ordinanza. Anche perché questa sembra spianare la strada verso l’approdo del ricorso davanti alla Corte Costituzionale, unica ad avere competenza per smontare il decreto di revoca del 7 luglio del Consiglio dei ministri.
Il Governo esce chiaramente sconfitto dall’udienza di ieri, anche perché si era impuntato per far cessare la sospensiva e far tornare Anas immediatamente alla guida delle due autostrade. Questo, nonostante l’Avvocatura dello Stato e l’Anas stessa pare fossero d’accordo a lasciare la gestione a Strada dei Parchi in attesa del giudizio di merito del 20 settembre.
Ma nell’udienza di ieri il Governo non si è trovato contro solo Strada dei Parchi. Davanti ai giudici del Tar e a favore di Sdp con la formula “ad adiuvandum”, si sono schierati anche altri soggetti tramite i propri legali, tra cui istituti bancari che vantano interessi nella vicenda: Altea Spv, Dexia Crediop e UniCredit. Con la formula “ad opponendum2, invece, Codacons e Associazione Utenti Autostrade.
Nel frattempo però il Governo la sua parziale rivincita l’ha presa in Parlamento, dove ieri ha fatto un balzo in avanti l’iter di conversione in legge del decreto di revoca, accorpato al dl Infrastrutture . Quest’ultimo ha infatti avuto l’ok del Senato, seppur tra le polemiche. Ora la palla passa alla Camera dei Deputati. I tempi stringono: il decreto dovrà essere infatti convertito in legge dal Parlamento entro il giorno di Ferragosto.
L’ORDINANZA DEL TAR
L’ordinanza del Tar del Lazio, arrivata dopo la tesa prima udienza dell’altro ieri, ha confermato la sospensione della revoca – già sancita il 12 luglio scorso – per assicurare la continuità gestionale e, qualora nel merito avesse ragione lo Stato, per un passaggio di consegne più puntuale e organizzato, preservando nel frattempo la solidità di Strada dei Parchi, del Gruppo Toto che la controlla, dei creditori e dei livelli occupazionali. Inoltre, il Tar ha messo anche in evidenza inadeguatezze dell’azione pubblica: i giudici «rilevano non soltanto i contestati inadempimenti della concessionaria (per come posti in luce dall’Autorità ministeriale), ma anche le condotte osservate dall’Amministrazione concedente, segnatamente con riferimento alla mancata approvazione del Pef, nonché ai ripetuti mancati adeguamenti del canone concessorio». Di fatto, quindi, si tratta di una sorta di ribaltamento rispetto a diverse delle motivazioni espresse dal decreto ministeriale in favore della revoca.
Aggiungono quindi nell’ordinanza i giudici amministrativi: «Ritenuto che la coniugazione delle suindicate esigenze possa trovare attuazione attraverso la individuazione dei seguenti obblighi: in capo a Strada dei Parchi, di trasmettere al predetto organo commissariale (nonché ad Anas ed al competente ministero delle Infrastrutture), con carattere di immediatezza, ogni atto e/o determinazione involgente attività gestionale e/o manutentiva, segnatamente ove involgente interventi di messa in sicurezza delle infrastrutture; in capo al commissario straordinario, di assicurare un altrettanto immediato – quanto puntuale – monitoraggio dell’attività posta in essere dal concessionario».
Non solo, perché il Tar ha detto espressamente che potrebbe essere investita della questione anche la Corte Costituzionale, riconoscendo il decreto del Governo come un “decreto provvedimento”, che i giudici amministrativi non possono valutare direttamente.
IL PERCORSO IN PARLAMENTO
Poche ore dopo il pronunciamento del Tar, il decreto di revoca ha ripreso il suo cammino in Parlamento verso la conversione in legge. Il Senato ha infatti approvato il dl Infrastrutture, a cui il decreto è stato accorpato. Ora la palla passa alla Camera dei Deputati.
Ma è polemica. L’Aula del Senato ha infatti approvato il provvedimento con 140 voti favorevoli, con Lega e Forza Italia che si sono smarcate dal resto delle forze politiche che compongono la maggioranza di Governo, seppur quest’ultimo sia dimissionario.
«Contro il concessionario di Autostrade dei Parchi è in corso una sorte di espropriazione proletaria eseguita con metodi persecutori da un pezzo della burocrazia statale»: così il vice presidente dei senatori di Forza Italia Massimo Mallegni ha espresso la posizione del partito in Aula, continuando: «Con un decreto, passato alla chetichella, il Governo, ha ordinato l’esproprio della Concessione autostradale, affidando il tutto in via provvisoria ad Anas senza una valutazione sulle conseguenze economico-finanziarie ed occupazionali. Il Tar ha sospeso questa procedura, anche qui il Governo ha premuto per anticipare la discussione e poche ore fa la sospensiva è stata confermata. Quindi probabilmente non c’erano i presupposti per una operazione del genere».
Altrettanto dura la replica del coordinatore del comitato Infrastrutture del Movimento 5 Stelle Agostino Santilli: «Forza Italia e Lega hanno gettato la maschera e confermato il loro ruolo di destabilizzatori della maggioranza che ha sostenuto il Governo Draghi. Il partito di Berlusconi con un voto contrario e quello di Salvini con l’astensione hanno detto no alla revoca della concessione stradale approvata in un Consiglio dei ministri in cui erano presenti i loro stessi ministri. Ricordiamo che la revoca di questa concessione è arrivata per gravi inadempimenti a cui la società titolare non ha saputo far fronte».