PESCARA. Anche nella requisitoria del processo per il disastro di Rigopiano, il procuratore Giuseppe Bellelli, come suo costume negli anni, cita scienziati, uomini di cultura (lo aveva fatto anche con cantautori illustri).
Questa volta cita il geologo Mario Tozzi, ricercatore del Cnr, che il 30 gennaio del 2017, e quindi pochi giorni dopo la tragedia di Rigopiano, all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Cassino, parla proprio di questo disastro abruzzese e dice: «Siamo un paese di montagna e con altissimo rischio naturale, ma ci illudiamo di essere la Siberia, piatti e senza terremoti. Non è così. Quello che ci manca è l’incorporazione del rischio naturale nei nostri orizzonti culturali. Il paesaggio dell’Appennino è costruito da terremoti. Quello in cui viviamo è un paesaggio sismico, ma facciamo finta di essere in spiaggia».
«Secondo il geologo», aggiunge Bellelli, «possiamo comportarci in modo un po’ diverso dal fatalismo che invece ci coglie». Poi il procuratore nella sua requisitoria tira in ballo anche Antonio Cederna, «padre nobile dell’ambientalismo italiano e promotore delle prime battaglie culturali e politiche contro la distruzione della natura, la cementificazione selvaggia, la mancanza di pianificazione e prevenzione. Cederna insisteva nel denunciare l’incuria verso l’ambiente, il saccheggio del territorio, il dissesto idrogeologico e ripeteva, di fronte alle ricorrenti catastrofi in una Italia vittima per decenni a intervalli regolari di alluvioni, frane, valanghe, che esse accadono per “l’ignavia dei politici e l’arretratezza dei pubblici amministratori”. Cederna, fondatore di Italia Nostra, parlamentare, giornalista, era solito ripetere che egli si ritrovava a scrivere sempre lo stesso articolo di fronte ai disastri che si susseguivano e richiamava spesso un saggio dal titolo “Le catastrofi naturali sono prevedibili” di un illustre geologo francese, Marcel Roubault, pubblicato 50 anni fa, quando la tecnologia predittiva disponeva di strumenti infinitamente meno evoluti degli attuali e scriveva: “Se l’uomo non può impedire tutto, può prevedere molto”; e ancora “Ho sempre sentito il peso terribile dell’espressione ,era imprevedibile, impiegata con troppa facilità da uomini la cui ignoranza è imperdonabile e che cercano solo di coprire le proprie responsabilità».
«Una riflessione», sottolinea Bellelli, « che si adatta più che mai all’Italia come ripeteva sempre Cederna».
«Rigopiano», dice il procuratore, «come tanti disastri italiani dovuti al dissesto idrogeologico (Vajont, Val di Stava, Valtellina) è un nuovo esempio anche nel secondo decennio del duemila, di come non si devono calcolare i rischi, anzi si svalutano fino ad ignorali. Di come non si devono gestire le emergenze in tutta la catena di comando e nelle istituzioni preposte al controllo. Queste sono parole nostre», aggiunge il procuratore, «la lezione che noi della procura di Pescara abbiamo appreso dalla ricostruzione di questi fatti e dallo studio degli atti processuali, senza dimenticare le vittime e la domanda di giustizia dei loro congiunti». (m.cir.)