PESCARA. «Quando Maxim è arrivato a casa nostra, a Porta Nuova, più di un mese fa, lasciava le scarpette vicino alla porta. Gli chiedevamo perché lo faceva, e lui rispondeva: così se cadono le bombe possiamo scappare subito. E poi cercava sempre gli angoli della casa dove rifugiarsi in caso di attacchi. Oggi il bambino è più sereno e con la mamma torna a casa in Ucraina». Ha gli occhi lucidi dalla commozione, Viktoria Balak, zia del piccolo Maxim di 7 anni, scappato da Kiev con la mamma Anna, mentre racconta l’odissea del nipotino e della cognata, giunti a Pescara l’8 marzo scorso. In città sono rimasti «il tempo necessario per mettersi in salvo, ma non dimenticheranno mai l’accoglienza affettuosa che hanno ricevuto e che non si aspettavano», traduce Viktoria, originaria di Donetsk, da 8 anni a Pescara, sposata con Andrea e madre di Valeriia, 19 anni, studentessa al Marconi, Alessandro e Davide, gemelli di 9 mesi. C’erano tutti, ieri in stazione, a salutare Anna e il figlioletto che sono ripartiti «per sempre» alla volta dell’Ucraina con il bus di una compagnia privata che ha fatto capolinea in un parcheggio vicino alla stazione ferroviaria. Con loro, altre 21 persone sono salite a bordo, tra ucraini residenti che tornano in patria per le festività pasquali, o per un lutto, oppure per restare nei luoghi, per il momento al sicuro dagli attacchi dei russi. Destinazioni: Leopoli, Rivne, Chernivtsi, Vinnycja, Kiev, attraversando mezza Italia, San Benedetto del Tronto, Rimini, Bologna, Padova, Udine, per riempire i 60 posti disponibili sul pullman.
I viaggi della speranza, da e per l’Ucraina, sono coordinati da Maya Chipriy con la figlia Natalia Semeniuk e il marito pescarese Carlo Sanvitale. Ad attendere Anna, tatuatrice, e il piccolo, in una zona di Kiev al confine con Irpin, più o meno risparmiata dalle bombe, c’è il papà poliziotto Evgenii e la nonna, Tatiana, 58 anni, che vivono nella casa rimasta miracolosamente in piedi. Li separa una distanza di 2.500 chilometri e 30 ore di viaggio sul bus guidato da Andrej e Yuri, autisti delle linee private. All’arrivo ci saranno solo baci e abbracci per il bimbo che in questo periodo non ha mai smesso di studiare a distanza con la maestra Svetlana Busar, che si collegava con lui dalla sua abitazione in una località dove le scuole sono state rase al suolo. Da Corigliano Calabro a Pescara per ripartire alla volta di Rivne. Yrena Kotiukha e Olena Voloshenko, con i figli Artem e Victoria, sono «felici di tornare a casa, anche se stiamo stati benissimo ospiti del nostro amico Fabio che non ci ha fatto mancare nulla. In Ucraina ricominceremo a vivere e lavorare, appena sarà possibile». Anche loro, come tutti gli ucraini sfollati in città, sono rimasti incollati ai televisori e ai telefonini per seguire le notizie che, ogni giorno, arrivano dal fronte di guerra: «Ci fa male al cuore vedere le nostre terre devastate», e ora, con le zone liberate, è il momento di ricongiungersi con mariti, padri e madri.
Appena dopo Pasqua altri pullman partiranno dalla stazione di Pescara per riportare indietro altri 250 profughi sbarcati in città dopo l’avvio del conflitto bellico, il 24 febbraio scorso. Le date delle prossime partenze sono il 17, 19, 21 e 29 aprile.
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