TERAMO . «Nessuna risposta, solo fumo negli occhi a scopo elettorale». È tranciante il giudizio del Pd sull’incontro di martedì pomeriggio alla Camera di commercio dedicato al nuovo ospedale da costruire a Piano d’Accio. Gli interventi dell’assessore regionale alla sanità Nicoletta Verì e di Claudio D’Amario, direttore del dipartimento salute della Regione, per i Dem non hanno risolto le incognite che sull’intervento da 260 milioni di euro. «Sono rimaste inevase le domande principali», sottolinea la segretaria comunale Pamela Roncone, «su quale sarà l’offerta sanitaria del nuovo ospedale e soprattutto sulla disponibilità effettiva dei fondi per realizzarlo». L’incontro si è risolto, a detta della dirigente, nella mera analisi «dell’aspetto tecnico dell’intervento, ma non di quello finanziario e dei servizi offerti all’utenza».
A rincarare la dose è il consigliere regionale Dino Pepe che definisce «grottesca» la situazione creata dal confronto nella sede dell’ente camerale. «Sembrava di essere in un’aula della facoltà di architettura o di ingegneria», sottolinea, «ci aspettavamo risposte su questioni fondamentali, ma non sono arrivate». Il rappresentante Dem ricorda che all’appello mancano 140 milioni e i 120 disponibili, «trovati dalla precedente giunta regionale» precisa, non possono essere spesi se prima il Governo non darà il via libera al piano sanitario abruzzese, anche questo «latitante» a detta della dirigenza del partito.
L’incontro di martedì ha addirittura accresciuto i dubbi sui risvolti finanziari dell’operazione a detta del Pd. «Verì ha annunciato cento milioni di euro per il Mazzini a Villa Mosca», rileva Pepe, «così la somma da trovare aumenta a 240 milioni». La contrarietà al progetto espressa dal consigliere comunale di “Futuro in” Franco Fracassa, che avrebbe anche sollecitato le dimissioni da parte del direttore generale della Asl Maurizio Di Giosia, per l’esponente del Pd è un chiaro sintomo della «confusione del centrodestra dopo 46 mesi di governo regionale senza risultati». L’unico dato certo, secondo il capogruppo Dem all’Emiciclo Silvio Paolucci, è rappresentato dal calo delle prestazioni nell’ospedale teramano. «Al 31 dicembre del 2018 le dimissioni erano 16.800, a fine 2021 sono state 2.500 in meno, con un calo del 15 per cento che non si spiega con il Covid», fa notare, «ma è il segno di quella sanità interrotta che, senza programmazione, colpisce i cittadini». L’opacità della procedura per il nuovo ospedale è denunciata anche da Sandro Mariani, consigliere regionale di “Abruzzo in Comune”. «Siamo ancora alla propaganda», afferma, «non c’è alcuna spiegazione sulla collocazione della struttura ed è del tutto ignorata la legittima spinta popolare del comitato pro Mazzini che chiede chiarezza». (g.d.m.)
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