L’AQUILA. «I vaccini attuali non proteggono dal contagio». Basare l’obbligo vaccinale dei lavoratori sul presupposto di prevenzione secondo il quale chi non vi si sottopone – a differenza del vaccinato – possa contagiare gli altri crea una discriminazione «rilevante» tra vaccinati e non. Dunque, la lavoratrice della ditta di pulizie sospesa dal lavoro perché non esibisce il Green pass deve ricevere tutta la retribuzione (dalla sospensione al ripristino) oltre agli interessi e alla rivalutazione. Lo scrive, in una sentenza, il giudice della sezione lavoro e previdenza del tribunale dell’Aquila Giulio Cruciani.

Il caso nasce dal ricorso di una sindacalista no-vax dell’Ugl che lavora per una ditta impegnata in ospedale. In forza di una circolare Asl, la ditta aveva esteso l’obbligo vaccinale ai propri dipendenti attraverso la richiesta del Green pass obbligatorio. La lavoratrice era stata sospesa perché non si era sottoposta a vaccini e ha quindi presentato ricorso contro il provvedimento. Il giudice ha accolto il ricorso. La sentenza è di quattro pagine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLO SUL CENTRO IN EDICOLA