CHIETI. Tutti assolti i cinque tifosi del Chieti calcio a processo per presunte minacce rivolte all’allora curatrice fallimentare Maria Corvacchiola e al dirigente sportivo Nobile Capuani. Le minacce nei confronti di Corvacchiola sarebbero state espresse nel corso di un incontro che si era svolto nell’ufficio da avvocato dell’allora sindaco di Chieti Umberto Di Primio, mentre il colloquio che sarebbe sfociato nella presunta violenza privata nei confronti dell’ex dirigente sportivo Capuani si era tenuto in un bar di Chieti Scalo.
Entrambe le vicende risalgono al 2016: il periodo calcistico era segnato dall’incertezza e dalle difficoltà, nel tentativo di dare un futuro al calcio cittadino.
Ieri invece il processo si è risolto con l’assoluzione, «perché il fatto non sussiste», per il primo capo d’imputazione, vale a dire la minaccia nei confronti di Corvacchiola che, essendo la curatrice fallimentare era anche un pubblico ufficiale, e con il riconoscimento del non doversi procedere per difetto di condizioni di procedibilità per il secondo capo d’imputazione, che riguarda la violenza privata nei confronti di Capuani: in questo caso il giudice Enrico Colagreco ha preso atto che non esisteva alcuna querela nei confronti degli ultrà e che attualmente per questo tipo di reato non si può procedere d’ufficio ma serve appunto una denuncia. Secondo gli atti giudiziari, i tifosi avrebbero usato «un tono minaccioso» durante un incontro con la curatela fallimentare nello studio legale di Di Primio. Uno di loro avrebbe detto: «Che dobbiamo fare? Dobbiamo arrivare ad uccidere qualcuno». Di Primio aveva raccontato di aver agevolato quell’incontro: «Ci siamo seduti nella sala riunioni del mio studio e si è parlato normalmente: niente di niente».
Sulla frase con la parola uccidere, Di Primio è stato perentorio: «Non avrei mai permesso che qualcuno in mia presenza parlasse di uccidere qualcuno». Soddisfatti gli avvocati che hanno difeso i tifosi, vale a dire Roberto Ferrone, Marco Femminella, Daniele Fabbriani, Ciro Striani e Stefano Azzariti, tutti del Foro di Chieti. (a.i.)
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