PESCARA. Bonus 200 euro contro il caro vita: i beneficiari sono stati suddivisi per categoria di appartenenza in base al proprio lavoro.
Alcune categorie riceveranno l’aiuto in modo automatico, mentre altre dovranno presentare domanda all’Inps. La misura è destinata ai redditi più bassi e copre una platea di circa 31 milioni di persone.
Il limite di reddito fissato dal governo per averne diritto è 35mila euro. La misura una tantum (erogata una sola volta) verrà distribuita automaticamente nel mese di luglio a queste categorie: i lavoratori dipendenti, che lo vedranno accreditato direttamente in busta paga; i pensionati, che lo troveranno all’interno del cedolino; i percettori di reddito di cittadinanza, i quali lo riceveranno sulla card Poste Pay che gli è stata fornita dalle Poste e su cui ogni mese viene caricato l’importo; i disoccupati, che lo avranno insieme all’assegno.
Tutti gli altri, invece, dovranno inviare personalmente una richiesta all’Inps. Ci riferiamo quindi ai lavoratori autonomi.
In questo caso, per l’erogazione, è stato istituito un fondo apposito, i cui dettagli saranno definiti in un ulteriore decreto ministeriale; ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co) con contratto attivo alla data di entrata in vigore del decreto. Anche in questo caso il reddito derivante dal rapporto di lavoro non deve essere superiore ai 35mila euro nel 2021. E ancora: i lavoratori domestici alle dipendenze delle famiglie, che devono possedere il Pin Inps, lo Spid, la Carta nazionale dei servizi (Cns) o la Carta di identità elettronica (Cie).
Infine per i professionisti dei settori del turismo, degli stabilimenti termali, dello spettacolo e dello sport, il cui lavoro è confinato in un periodo di tempo, il bonus 200 euro è automatico se questi hanno ricevuto le indennità previste dai decreti per l’emergenza da Covid-19. Mentre gli altri devono presentare la domanda all’Inps.
Ma il bonus 200 euro, introdotto dal governo con il decreto Aiuti di inizio maggio, potrebbe ampliare la sua platea.
Il Movimento 5 Stelle, infatti, ha presentato un emendamento che punta a garantire l’indennità anche al personale precario della scuola e Ata con contratti in scadenza a giugno. «Gli insegnanti con contratto a tempo determinato», scrivono dal M5S, «con scadenza a giugno percepiranno i sostegni al reddito ma non il bonus perché il requisito è il sostegno al reddito su quel mese oppure la busta paga. C’è, quindi, una criticità che va subito sanata, poiché crea ulteriori distinguo tra precari ed incide sulla qualità della vita». (u.c.)