Non solo chi vive in uno dei 49 comuni al voto e deve scegliere il nuovo sindaco, ma tutti gli abruzzesi maggiorenni – quindi oltre 1,2 milioni di persone – saranno chiamati il 12 giugno prossimo alle urne per una consultazione popolare.
L’election day – che vedrà seggi aperti in tutti i 305 comuni abruzzesi dalle ore 7 alle 23 – prevede infatti anche la chiamata per cinque referendum sul tema della Giustizia. Sono tutti abrogativi: chi opterà per il “No” sceglierà di lasciare in vigore le norme interessate, chi opterà per il “Sì” invece per la loro cancellazione. Ma in caso di vittoria del Sì, per la abrogazione sarà necessario anche che i referendum ottengano il Quorum: cioè che alle urne si rechi almeno il 50% più uno degli elettori italiani.
Vediamo il contenuto delle cinque schede, tutte di colore diverso, che gli italiani – e gli abruzzesi – riceveranno il 12 giugno nel seggio elettorale (dove resterà l’obbligo della mascherina e del distanziamento sociale).
QUESITO 1 – SCHEDA ROSSA
Il primo quesito referendario, quello presente sulla scheda rossa, sarà sulla «abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi».
In ballo c’è la cosiddetta “Legge Severino”, quella che appunto prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, rappresentanti di Governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali in caso di condanna. Al momento per chi è in carica è sufficiente una condanna in primo grado non definitiva per la sospensione. Il quesito interviene quindi anche per risolvere la questione di molti sindaci ed amministratori locali che sono stati sospesi e che poi sono risultati innocenti o assolti, con un conseguente danneggiamento della loro vita politica e privata. E si chiede quindi se si vuole eliminare l’automatismo dell’incandidabilità o decadenza dal ruolo, lasciando la facoltà di decidere in merito ai giudici.
Chi vuole abrogare la legge e vuole che persone condannate per reati non colposi tornino a ricoprire o mantengano cariche politiche deve quindi votare “Sì”, chi vuole mantenere la legge in vigore deve votare “No”.
QUESITO 2 – SCHEDA ARANCIONE
Il secondo quesito, quello sulla scheda arancione, riguarda invece «la limitazione delle misure cautelari: abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 274, comma 1, lettera c, Codice di procedura penale, in materia di misure cautelari e, segnatamente, di esigenze cautelari, nel processo penale».
Qui si chiede ai cittadini se vogliono abrogare la norma che include la “reiterazione del reato” tra le motivazioni per cui i giudici possono decidere la custodia cautelare in carcere o ai domiciliari per una persona durante le indagini e quindi prima del processo. Il quesito referendario punta a limitare questa azione, anche alla luce del sovraccarico nelle carceri italiane. Chi risponde Sì vuole quindi eliminare che il “pericolo di commettere di nuovo il reato” sia ancora incluso tra le motivazioni per cui si può disporre la custodia cautelare, lasciando al giudice la possibilità della custodia solo per motivi come i seguenti: il pericolo di fuga, il rischio di inquinamento delle prove e il rischio di commettere reati di particolare gravità, con armi o con altri mezzi violenti. Chi vota No vuole invece mantenere in vigore la legge così come si presenta oggi.
QUESITO 3 – SCHEDA GIALLA
Il terzo quesito del referendum, quello presente sulla scheda gialla, tratta la «separazione delle funzioni dei magistrati. Abrogazione delle norme in materia di ordinamento giudiziario che consentono il passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa nella carriera dei magistrati».
Si chiede quindi all’elettore se vuole abrogare la norma che oggi consente di passare, nel corso della propria carriera, dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero (accusatore) e viceversa. La domanda nasce perché oggi le carriere tra chi giudica (giudice) e chi accusa (pm) non sono separate. Capita spesso che quindi una persona lavori per anni come pm in funzione di accusa e poi decida di diventare giudice.
Chi vota Sì al referendum sceglie quindi di abrogare la norma, optando per l’obbligo di scelta tra essere pm o giudici all’inizio della propria carriera. Chi vota No invece non ha problemi a consentire la stessa carriera per pm e giudici.
QUESITO 4 – SCHEDA GRIGIA
Il quarto quesito, quello sulla scheda grigia, è invece sulla «partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari. Abrogazione di norme in materia di composizione del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e delle competenze dei membri laici che ne fanno parte».
In altre parole, si chiede ai cittadini se vogliono che l’operato del magistrato possa essere valutato dai membri di Consiglio direttivo della Cassazione e anche dai membri laici consigli giudiziari, come professori universitari e avvocati. Al momento ciò non avviene, perché una legge del 2006 lo impedisce. Infatti i membri laici dei Consigli (come avvocati e professori) sono esclusi dal dibattito e dalla votazione delle decisioni del Consiglio superiore della magistratura sulla competenza dei magistrati. In sostanza i giudici del Csm si giudicano soltanto tra loro.
Chi vota Sì vuole abrogare la legge e consentire che i magistrati vengano valutati anche dai membri laici come avvocati e professori universitari. Chi vota No vuole continuare a escludere la valutazione laica per i magistrati.
QUESITO 5 – SCHEDA VERDE
Il quinto quesito, quello sulla scheda verde, tratta la «abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Consiglio superiore della magistratura».
È, questo, il quesito sulla riforma del Csm e l’elezione dei membri togati. Si chiede all’elettore se vuole cancellare la norma che impone al magistrato di dover raccogliere da 25 a 50 firme per candidarsi al Consiglio superiore della magistratura. L’obiettivo è quello eliminare il sistema delle correnti nelle nella magistratura.
Chi vota Sì vuole far sparire l’obbligo di procurarsi delle firme, mentre chi vota No lo vuole mantenere.