L’AQUILA. Ripartirà oggi – dopo tre giorni di stop – la funivia di Fonte Cerreto, chiusa al pubblico da martedì scorso a causa dei danni causati da un fulmine, durante il forte temporale che si è abbattuto sul Gran Sasso. Un incidente che ha creato disagi, in piena stagione estiva, quando Campo Imperatore diventa meta di turisti e appassionati della montagna aquilana. Intanto, si è messo subito al lavoro il neo-consigliere comunale Luigi Faccia, a cui il sindaco Pierluigi Biondi ha affidato la delega alle Politiche per la montagna. Il direttore della Scuola di Sci Assergi Gran Sasso, esperto del settore e profondo conoscitore del Gran Sasso, ha le idee chiare: «Dobbiamo recuperare il tempo perso», dice Faccia, «per sconfiggere quel turismo di prossimità e breve che ormai caratterizza il nostro territorio. La chiave di lettura? Far capire che la città ha bisogno della montagna e che la montagna ha bisogno della città. Legare i due turismi potrebbe essere la scelta giusta».
FUNIVIA, si riparte oggi
Come comunicato dal Centro Turistico Gran Sasso nella tarda serata di ieri, oggi la funivia «riprenderà il regolare esercizio. Prima corsa alle 7.30, segue una corsa ogni 30 minuti, sia in salita che in discesa, ultima corsa ore 19». Martedì scorso la funivia che collega Fonte Cerreto a Campo Imperatore è stata chiusa, per consentire gli interventi di ripristino, dopo che l’impianto è stato colpito da un fulmine. Un danno abbastanza rilevante, che ha coinvolto alcune schede elettriche, per cui sono stati necessari ulteriori controlli lungo la linea anche nei giorni successivi: «Ci scusiamo per il disagio arrecato», ha aggiunto il Ctgs. La riapertura annunciata per oggi garantirà che la struttura sia in funzione durante il weekend, quando si registra una grande affluenza di visitatori. Campo Imperatore è comunque sempre raggiungibile con la strada.
«UNIRE DUE TURISMI»
La congiuntura economica sta dettando le regole anche sul turismo: «Sul Gran Sasso, in inverno come in estate», spiega il consigliere Faccia, «ormai vige il cosiddetto turismo di prossimità e breve. Abbiamo una montagna imbattibile, dal punto di vista attrattivo, ma va anche attrezzata. Chi viene, lo fa soprattutto nel fine settimana, arriva da vicino, al massimo Roma, e resta poco. Per invertire questa tendenza dobbiamo renderla come prima cosa accogliente. Uso una metafora: abbiamo una bellissima tavola, ma non possiamo apparecchiarla perché mancano piatti e bottiglie. Quindi servono più servizi, e si può partire dal creare rifugi, ad esempio recuperando le casette di arrivo e partenza dei vecchi skilift, e realizzando una sentieristica di media montagna, adatta a un pubblico più vasto. Un’altra idea? A breve», aggiunge Faccia, «verrà realizzato il collegamento meccanizzato tra piazzale Simoncelli e la stazione di partenza della funivia. Sfruttiamo lo spazio enorme del piazzale anche per dare nuovi servizi: distributore di carburante, sportello bancomat, attività commerciali. Penso poi alla strada di accesso a Fonte Cerreto, in balìa di due enti gestori, la Provincia e l’Anas: quando si creano problemi o bisogna fare la pulizia del verde scattano i rimpalli di competenze. Allora diamo la gestione a un solo ente. Insomma», sottolinea Faccia, «s’inizia riorganizzando quello che già c’è. Poi si mette in campo una campagna di promozione che riesca a legare la montagna alla città. Gli ultimi dati dicono che L’Aquila sta diventando meta privilegiata per gli stranieri. Immagino, allora, la capacità di legare i due turismi: prendiamo i visitatori dal centro storico e li portiamo sul Gran Sasso. Oppure il contrario. Offriamo quel tipo di turismo esperienziale che va tanto di moda. Facciamo parlare i due mondi».
i PALETTI AMBIENTALI
Per interventi a lungo termine, che sono infrastrutturali, come sottoservizi e nuovi impianti di risalita, c’è invece un grosso ostacolo da superare: «Sono dieci anni», incalza Faccia, «che lo dico: non si va da nessuna parte se non si rimodulano Sic e Zps. Sono i vincoli ambientali imposti dalle direttive europee di Rete Natura 2000 a strozzare il Gran Sasso. Sono stati calati su aree già antropizzate, va trovata la strada per rimuoverli. Riprenderemo subito il dialogo con la Regione, per sottoscrivere un accordo con il ministero dell’Ambiente. La stessa Europa prevede la modifica dei vincoli ogni due anni e altre regioni, come l’Emilia Romagna, lo hanno già fatto. Porterò avanti con forza e determinazione il progetto del comitato #SaveGranSasso, che poggia su una mole di studi e documentazioni e su 12mila firme degli aquilani. Sono fiducioso», conclude Faccia. «Questa volta dobbiamo farcela».
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