AVEZZANO. In epoca preistorica, il Fucino sarebbe divenuto un centro di fabbricazione e di commercio di strumenti taglienti di ossidiana (vetro naturale). Non solo, viene anche messo in discussione il culto della dea Angizia. Sono le due novità emerse nel convegno, organizzato dall’Archeoclub della Marsica, presieduto da Laura Saladino, al Teatro dei Marsi, per presentare il volume delle scoperte archeologiche degli ultimi anni. A soffermarsi su queste due argomenti, che faranno discutere, è stato il professor Cesare Letta, dell’Università di Pisa, che ha passato in rassegna non solo i tesori venuti alla luce dal 2015 al 2021, ma anche gli studi che su di essi sono stati fatti, «limitandomi», ha premesso, «a quelli che mi sono sembrati più significativi. Tra questi vi è lo studio degli strumenti di ossidiana di Colle Santo Stefano di Ortucchio, che ha consentito a Laura Giaco e Giovanna Radi di affacciare la suggestiva ipotesi che l’ossidiana, proveniente in blocchi grezzi per l’84% da Palmarola, dell’arcipelago di Ponza, e per il 16% da Lipari, fosse lavorata in loco e ridistribuita lungo il versante adriatico verso il Nord, fino alla Romagna».
«Vorrei poi soffermarmi», ha proseguito l’insigne archeologo e studioso di Storia romana, «sulla singolare e affascinante proposta di Licia Luschi, che dopo aver studiato a fondo nei precedenti convegni la dea Vesuna, nota da alcune iscrizioni del territorio dei Marsi, questa volta s’interroga sulla figura della dea marsa per eccellenza, Angizia, e sul suo presunto legame coi serpenti e la stregoneria. Più che una divinità cereria, cioè legata al ciclo agrario, Angizia sarebbe una divinità ctonia (sotterranea), collegata a fenomeni sismici (non per nulla il suo santuario a Luco è su una faglia tettonica e ha tutta una storia di frane dal monte sovrastante). Solo le fonti romane l’avrebbero declassata a strega e collegata ai serpenti grazie alla pseudo-etimologia che faceva derivare il suo nome dall’anguis, il serpente». Non minore importanza il professor Letta attribuisce alla scoperta nell’Archivio vaticano di un manoscritto del 1327 sulle decime della diocesi dei Marsi. Il documento, rimasto finora segreto, tanto che Pietro Stella nel suo volume del 1936 non ne fa cenno, è stato studiato da Gianni Venditti e Laura Saladino. «Questa rassegna delle novità», ha concluso il professor Letta, «non può non culminare nell’inatteso recupero di un dolcissimo viso d’angelo, ultimo lacerto di un affresco quattrocentesco della chiesa di San Giovanni ad Avezzano. Cristiana Pasqualetti ricostruisce la rappresentazione di cui faceva parte (la Vergine in trono tra due coppie di angeli) e la colloca nel contesto della produzione artistica abruzzese e italiana tra la fine del XIV e i primi decenni del XV secolo».