PESCARA. Non ne possono più, sono esasperati. Chiedono di essere messi in condizione di lavorare, ma anche di essere risarciti per le perdite da chi risulterà responsabile. Per i titolari di alcune attività situate su via Pepe sono «considerevoli» i danni che stanno subendo da mesi per via dei lavori dell’Aca sul sistema fognario. Un intervento che negli ultimi tre mesi ha reso addirittura necessaria la chiusura di un tratto della strada alle auto e ai pedoni, in direzione di viale Marconi, rendendo difficilmente raggiungibili queste attività tanto più che proprio davanti ai locali l’asfalto è stato divelto, lasciando scoperti gli scoli fognari, e gli odori che accompagnano la zona sono insopportabili.
Cipollone Sport, Printo, Fratelli Di Santo Snc, Estetik Prof, Piadina Party snc e Biotest snc hanno atteso, pazientato, chiesto informazioni e poi hanno deciso di affidarsi a un avvocato, Massimiliano Di Censo, che si è rivolto a Comune e Aca per chiedere il risarcimento danni, di carattere patrimoniale e sanitario. Per questi esercenti il periodo di chiusura al traffico e ai pedoni si sta protraendo troppo, in maniera «eccessiva», sostengono, tanto più che «la forza lavoro impiegata nel cantiere è pari a 2 o 3 operai al giorno». E chi frequenta questi negozi, per lavorarci o come cliente, oltre a subire il disagio di non poter accedere facilmente deve anche «respirare l’acre o maleodorante olezzo che arriva dalle fogne scoperte», proseguono. Un aspetto di non poco conto, che penalizza in particolare chi somministra alimenti e bevande. Per il legale che sta seguendo la vicenda il Comune di Pescara ha contravvenuto ai doveri di custodia e di amministrazione per cui ha già chiesto il risarcimento di tutti i danni, anche se la misura non è stata ancora stabilita e ci dovrà essere una trattativa. Il punto di partenza saranno i minori incassi rispetto allo stesso periodo del 2021, e si parlerebbe di migliaia di euro per ogni attività. Se entro 15 giorni non accadrà nulla e non si arriverà a un componimento bonario, Di Censo agirà in giudizio per cui la missiva di costituzione in mora dei giorni scorsi è solo un primo passo.
«Qui non si lavora più per niente. I clienti ci dicono che non hanno il parcheggio, che qui non possono entrare, e che si sente il cattivo odore per cui non si siedono a mangiare», racconta Luca Di Santo dal forno insieme alla madre Francesca Castellano. «Chiediamo di finire presto i lavori e di risarcirci, altrimenti dovrò chiudere, ma è assurdo chiudere per dei lavori. È vero, sono interventi utili, perché prima il negozio si allagava ma forse era meglio perché durava tutto un giorno solo. Mi stavo riprendendo ora dal Covid ma così la situazione è anche peggio della pandemia. Non riesco a pagare la commessa, devo saldare una bolletta di 800 euro per la luce e per la prima volta non riesco a pagare l’affitto», fa notare. Per Patrizia De Filippis (Estetik Prof) bisogna «velocizzare l’intervento, non bastano due operai», come ieri. «Davanti al mio negozio non manca l’asfalto e non c’è la pedana, come altrove, ma le transenne costringono a fare il giro per arrivare alla porta del negozio e i clienti ci contattano per dire che sembra chiuso. L’odore, poi, è insopportabile. C’è stato un calo drastico degli incassi e non si può pensare, in prospettiva, che sarà così altri due o tre mesi. Non so come faremmo a resistere, la situazione è insopportabile e non possiamo stare a guardare», conclude.