CASOLI. Saranno gli avvocati Simone Troiano e Monica Scutti, del foro di Pescara, e Andrea Fulceri e Maria Paola De Nobili, del foro di Pisa, a rappresentare rispettivamente i primi (studio legale BSmart) Cinzia e i secondi (studio legale De Nobili-Fulceri), Giuseppe Fiorentino, sorella e padre di Paolo, 46enne ucciso lo scorso 13 gennaio a Marina di Carrara, nell’ex Colonia Vercelli. In carcere con l’accusa di omicidio volontario è finito il 67enne, Francesco Di Blasi, originario di Palermo. I due, senza fissa dimora, condividevano i locali fatiscenti dove è avvenuto il fatto di sangue.
L’incarico di patrocinio legale è stato affidato dai famigliari di Fiorentino lunedì 30 maggio nel municipio di Casoli. Il team dei difensori provvederà ad attivarsi per assicurare alla famiglia l’adeguata tutela e attiva partecipazione in veste di parte civile.
Il corpo senza vita di Paolo Fiorentino è stato trovato il 13 gennaio, intorno alle 8, da un’amica che era passata a trovarlo perché il casolano non rispondeva al telefono. Paolo era a terra nella casa del campo profughi che aveva occupato abusivamente; con lui solo la cagnolina Sheela. Secondo le testimonianze della donna, Di Blasi, stava uscendo da quei locali fatiscenti e, prima ha indicato il corpo di Paolo, poi è corso alla caserma dei carabinieri di viale Galilei. Qui ha raccontato ai militari che nella casa abusiva «era successo qualcosa». Paolo è stato colpito da almeno cinque fendenti inferti con un coltello da cucina, di cui uno, mortale, al cuore.
La vita di Paolo Fiorentino è stata sempre ai margini della società, fatta di rimedi e lavoretti discontinui per tirare avanti. A Marina di Carrara, il suo ultimo domicilio, era arrivato un anno fa. La scorsa estate l’aveva passata a dormire nella pineta all’angolo tra viale Colombo e viale Galilei, prima su una panchina e poi in una tenda a pochi metri da quelle giostrine che spesso contribuiva ad aprire e chiudere. All’arrivo della stagione fredda Paolo ha sfondato una porta dell’ex campo profughi decidendo di dividere quella stamberga con Di Blasi, già finito in carcere nel 2018 per aver inseguito e ferito a colpi di mannaia e coltello un uomo che viveva con lui sempre nella stessa area disagiata dell’ex colonia Vercelli.
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