TERAMO. Il gestore degli impianti di Prati di Tivo Marco Finori ha presentato un ricorso al Tar avverso la Gran Sasso Teramano(Gst) per chiedere l’annullamento della revoca della vendita del lotto delle attrezzature dei Prati e di Prato Selva e la reintegrazione a ottenere la stipula del contratto. Sembra non avere fine, dunque, l’annosa situazione di stallo del comprensorio del Gran Sasso. Dopo la conferma della volontà dell’acquisto degli impianti da parte della ditta F.lli Persia di Tottea, che ha già presentato un assegno circolare di 100mila euro a titolo cauzionale e la cui data dal notaio è stata fissata per il prossimo 26 maggio, rientra in scena il gestore Finori. E lo fa con un ricorso al Tar dove chiede l’annullamento del verbale di revoca alla sua ditta della vendita del lotto degli impianti, del verbale con il quale la Gst ha deliberato la firma dal notaio con i Persia il 26 maggio, di note e verbali riferibili al 2021/22 e la reintegrazione a stipulare il contratto di acquisto alle condizioni presentate di un milione e 650mila euro. Finori in realtà era stato l’aggiudicatario finale della vendita, ma lo scorso 22 aprile non si era presentato dal notaio per la firma e l’assemblea dei soci della Gst aveva proceduto alla revoca dell’atto convocando il secondo proponente, i Persia, che hanno accettato la volontà di acquistare a un milione e 523mila euro. Nel frattempo la Gst, dopo l’aggiudicazione definitiva della vendita agli imprenditori di Tottea, ha revocato la gestione a Finori richiedendo la riconsegna dei beni entro 30 giorni. L’organo di giustizia amministrativa non dovrebbe pronunciarsi prima dell’8 giugno e il ricorso formalmente non incide sulla vendita del lotto, a meno che non costituisca un motivo di dissuasione. Fatto sta che la riconsegna dei beni avverrebbe a fine giugno e la stagione estiva potrebbe essere a rischio o partire in ritardo.
Un argomento affrontato anche nella conferenza stampa del gruppo consigliare provinciale di opposizione “La Casa dei Comuni”. «Quello che ora deve fare la Provincia è di riprendersi in autotutela la cabinovia della Madonnina e farla ripartire per l’estate», hanno detto i consiglieri Scarpantonio, Ciapanna e Pilotti, «il bando di vendita della Gst è farraginoso e presenta vari limiti procedurali. Ci auguriamo che la vendita vada a buon fine, ma gli impianti non riaprono il 1° giugno come il presidente della Provincia Diego Di Bonaventura ha annunciato, creando ennesimi gravi danni al comprensorio e alle attività. Avevamo chiesto di coinvolgere tutti i gruppi consiliari per confezionare un bando “inattaccabile”, ma così non è stato». Sul progetto della realizzazione di zip-line per collegare Pietracamela e Fano Adriano finanziato dai fondi complementari al Pnrr e cambiato rispetto a quello originario della Provincia, che prevedeva l’illuminazione delle piste da sci, il gruppo conclude: «Per fortuna che ci sono i sindaci del territorio che hanno riprogrammato i fondi. Di Bonaventura con la sua giunta solitaria ancora non approva il consuntivo 2021, il bilancio di previsione 2022 e la programmazione 2022/2024, ma ha spento le luci di Natale che voleva accendere sulla montagna».
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