LANCIANO. «Non aveva alcun tipo di finalità terroristica, filonazista o antisemita. Si è trovato per curiosità in questa chat, probabilmente senza rendersi conto delle responsabilità che vi erano connesse». È quanto dichiara l’avvocato Michele Di Toro, legale del 18enne di Lanciano indagato nell’inchiesta della Digos di Genova che ha scoperto un gruppo di giovanissimi filonazisti e materiale pedopornografico su una chat del social network Telegram. Tre ventunenni, due di Genova e uno di Cuneo, sono finiti in carcere e ai domiciliari; perquisizioni hanno interessato altri tre minorenni (all’epoca dei fatti), tra cui un ragazzo di Lanciano. Gli investigatori genovesi, col supporto della Digos e della polizia postale di Chieti, sono arrivati all’alba di mercoledì in città, per perquisire l’abitazione dello studente frentano, al quale sono stati sequestrati computer, telefono cellulare e una chiavetta usb. «Allo stato attuale non c’è stato alcun interrogatorio, solo l’acquisizione di materiale multimediale», precisa l’avvocato Di Toro, «il sequestro ha riguardato il contenuto dei dispositivi che, al termine dell’acquisizione, sono stati restituiti al mio assistito, il quale in commissariato ha anche avuto un malore. Al momento non ho visto gli atti dell’indagine e nel decreto di sequestro l’accusa è generica». Il canale Telegram, denominato “Blocco Est Europa” (da cui prende il nome anche l’operazione), è stato creato a gennaio di quest’anno e poi chiuso ad aprile: è a quest’arco temporale che si riferiscono gli episodi contestati. Lo studente frentano ha compiuto 18 anni subito dopo, per questo è sotto indagine della Procura per i minorenni di Genova. Nella chat, che contava 130 utenti, si progettava una strage a Montecitorio, inneggiando ad Hitler, e venivano postati centinaia di foto e video di orrori vari: abusi su bambini, ragazze mutilate, stragi nelle scuole americane, azioni jihadiste, insulti a omosessuali, ebrei e neri. Le accuse per il giovane frentano sono di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa (articolo 604 bis del codice penale) e di diffusione, attraverso i canali social, di materiale pedopornografico (600 ter cp). «Non so se abbia pubblicato o scambiato questo tipo di materiale», precisa Di Toro, «di certo ne ha usufruito in quanto facente parte della chat. Nei prossimi giorni valuterò con lui attentamente quanto successo». (s.so.)