TERAMO. Solo gli anni, forse, li aiuteranno a guarire dal dolore. Perchè a 6 e 9 anni la vita dovrebbe essere solo gioco e scuola. Nient’altro. Ma questa storia racconta che non è mai così quando i minori finiscono nelle beghe giudiziarie di genitori che si separano. Il caso è quello dei due fratellini che dopo essere stati riportati nel Teramano dalla mamma dopo la separazione ora dovranno tornare dal padre che vive in Canada così come disposto dal tribunale per minori dopo che la Cassazione ha accolto il ricorso del padre.
La madre impugnerà il provvedimento, ma nel frattempo in virtù di una sentenza immediatamente esecutiva i piccoli nei prossimi giorni dovranno lasciare il Teramano. «Io e miei figli», dice la mamma, «siamo vittima di un sistema che non funziona. I miei bambini verranno portati via contro la loro volontà, ma io non mi fermerò e andrò anche alla Corte europea. Mi riprenderò i miei figli, fosse l’ultima cosa che farò. Nel marzo del 2021 sono tornata in Italia con i bambini con l’autorizzazione e con un accordo del mio ex marito anche davanti a un avvocato canadese. Quando io non ho firmato la procura per vendere dei beni allora lui mi ha denunciata per sottrazione dei minori. Quello che sta succedendo è una vendetta nei miei confronti, ma non possono essere i bambini a pagare il prezzo».
In un vortice di normative europee e internazionali, in questo caso anche la Convenzione dell’Aja, la storia si srotola in due provvedimenti del tribunale per i minori dell’Aquila minori e in un pronunciamento della Cassazione. L’anno scorso i magistrati aquilani (collegio presieduto da Cecilia Angrisano), nell’accogliere l’istanza della mamma teramana dopo la denuncia dell’ex marito per sottrazione dei minori, avevano stabilito come non ci fosse stato nessun atto di sottrazione da parte della donna rigettando la richiesta di rimpatrio e dando rilievo al consenso del padre. Contro questo pronunciamento è arrivato il ricorso del genitore in Cassazione con i giudici della Suprema Corte che lo hanno accolto rinviando gli atti al tribunale per i minorenni dell’Aquila in diversa composizione (in questo caso collegio presieduto da Roberto Ferrari) che ha stabilito che quel consenso non era un assenso e non ha ritenuto necessario ascoltare i minori.
E su questo aspetto, quello dell’audizione dei bambini, pone l’accento l’avvocato Monica Passamonti, il legale che assiste la donna e per cui la Cassazione ha indicato al tribunale di ascoltare i minori in virtù di un regolamento dell’Unione Europea che in Italia entrerà in vigore il 22 agosto. «Nonostante al tribunale dei minori sia stata data la prova del 9 che chiedeva la Cassazione il tribunale non ne ha tenuto conto perché non se ne trova traccia nel decreto», dice, «al tribunale era stato chiesto di ascoltare, perché la Cassazione quando ha cassato il primo decreto lo ha fatto sulla base di un regolamento europeo che per l’Italia entra in vigore ad agosto e che prevede l’ascolto del minori nei casi di rimpatrio. Forte però che fosse stato usato dalla Cassazione, questa difesa ha usato il regolamento previsto per evitare traumi ai minori mettendo al centro l’interesse dei piccoli anche a discapito della genitorialità. Dispiace che in un tribunale dove l’ascolto dei minori è quotidiano in questo caso non ci sia stato. In questo caso ai piccoli non è stata data questa possibilità. Credo sia stato fatto prevalere l’interesse del padre a discapito di quello dei bambini. Faremo ricorso in Cassazione e rispettiamo la legge, ma mai come in questo caso mi tocca il cuore vedere che molte volte le norme vengono applicate a discapito dei più fragili. In questo caso due bambini».
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