FARINDOLA. Nel trentesimo anniversario del ritorno del camoscio d’Abruzzo sui monti di Farindola, nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, si apre oggi una tre giorni che si snoda tra incontri, dibattiti e momenti a contatto con la natura. Oggi, alle 17, si terrà un consiglio comunale aperto, domani una visita all’area faunistica del camoscio d’Abruzzo (ore 10), poi l’inaugurazione (ore 16) di una parete da arrampicata in piazza della Memoria, intitolata a Roberto Cirone, e una serata musicale (ore 21). Domenica un’escursione (ore 8) e una serata musicale (ore 21). La reintroduzione del camoscio d’Abruzzo sulla sua montagna, commenta Dario Febbo, già direttore del Parco Nazionale del Gran Sasso e di quello d’Abruzzo, fu 30 anni fa «un grande gesto di riparazione verso la Natura, dopo 100 anni dalla scomparsa» di questo esemplare da quella zona. «Fu possibile», dice, «grazie a un lascito al Club Alpino Italiano di un’ereditiera e con la regia del Parco Nazionale d’Abruzzo, a cui gli amministratori di allora si erano rivolti affinché si concludesse con successo, come fu. Questa scelta di riconciliazione verso la Natura ha fatto di Farindola una seconda Civitella Alfedena, dove 20 anni prima l’area faunistica ed il museo del lupo voluti dal Parco e dagli amministratori del paese avevano restituito agli abitanti la dignità del vivere in montagna». A Farindola «determinazione e caparbietà hanno fatto sì che il recinto di reintroduzione fosse costruito a mani nude dai ragazzi di Legambiente e del Cai e non avvenne per caso visto che più di 20 anni prima il Comune emanò un regolamento di tutela della flora che precedette di anni la legge regionale del 1979».