POPOLI. Androni, strade e garage allagati da mezzo metro d’acqua. I muri di contenimento e le scalinate a pezzi. Sei alberi caduti lungo gli argini delle sorgenti del Pescara. Il centro storico inondato di fango così come lo chalet-ristorante immerso nel verde della riserva naturale. E i gestori dello chalet, di proprietà comunale, che hanno trascorso la notte a ripulire e a spazzare melma e detriti dai locali. Crollate le controsoffittature del Musp, lo stabile usato per le vaccinazioni: danni per 30mila euro. Bloccata da uno smottamento la strada che conduce alla cava della Fassa, che costeggia l’autostrada.
È il lungo elenco dei disastri provocati dalla bomba d’acqua che martedì pomeriggio, intorno alle 18, si è abbattuta su Popoli con una «violenza che non ricordavamo da almeno 20 anni», commenta il sindaco Dino Santoro, che ha ordinato un immediato ripristino della situazione, condizioni meteo permettendo, e ha allertato vigili del fuoco, Regione e Genio civile. «Stiamo procedendo a ripulire le zone infangate», annuncia Santoro che fa la conta dei danni dopo una nottata difficile, «le strade del centro storico sono inondate di fango, dopo la valanga brecciosa partita dal castello e scesa a valle, impetuosa».
Disagi per i cittadini di tre palazzi e villette a schiera della zona Peep 1 di Popoli. «I garage si sono allagati con 50 centimetri d’acqua, in rovina mobili, congelatori e tutte le suppellettili sommerse, tanti disagi per i residenti», annota il sindaco che ha ispezionato ogni angolo del paese per verificare lo stato di emergenza.
Nel verde delle Sorgenti, lo chalet comunale, gestito da privati, «è stato travolto dal fango, si è reso necessario l’intervento delle ruspe per spalare i detriti, e i gestori hanno lavorato tutta la notte per ripulire pavimenti e locali. Lungo la sorgente, sei alberi sono caduti, tra cui due pioppi e due salici, che giacciono tra sponda e sponda».
Nel Musp, la sede vaccinale di via Alfredo Natale, sono piombati sul pavimento pezzi di controsoffittatura: «Per rimettere tutto a posto ci vorranno 30mila euro», sentenzia il primo cittadino che polemizza sulla «difficoltà con cui gli amministratori fanno fatica a mettere in sicurezza il territorio, non potendo agire a causa di leggi assurde che ci sbarrano la strada. Se cade un albero, faccio un esempio, la colpa è del sindaco. Ma se il sindaco lavora sulla prevenzione per evitare disastri come questi, allora diventa un allarmista e le leggi gli impediscono di agire».
Altra zona disastrata, a causa delle piogge copiose che hanno flagellato il paese, è la cava della Fassa, nelle vicinanze dell’asse autostradale. «Qui il fango ha sradicato un albero, provocando uno smottamento a valle», dichiara Santoro a 24 ore dai primi sopralluoghi, «la strada che conduce alla cava di pietrisco si è allagata, ma la situazione è sotto controllo. Stiamo procedendo a liberare la zona che non è trafficata. Fortunatamente», conclude il primo cittadino, «nessun danno alle persone, e il sistema fognario ha retto molto bene, tanto che appena dopo l’acquazzone si è tornati alla normalità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA