CHIETI. Il neroverde è in ogni angolo della città. Sui balconi, nelle vetrine dei negozi, sugli spalti dell’Angelini, addosso ai tifosi che sfilano nel centro storico, scolpito nel cuore delle vecchie glorie. È la storia di una fede che si tramanda di padre in figlio, generazione dopo generazione, da ormai cento anni. La festa per il centenario del Chieti calcio ha rinsaldato il legame tra la gente e la squadra. Quella di ieri è stata la giornata dell’orgoglio neroverde, iniziata nel primo pomeriggio allo stadio Angelini. Già dalle 16 gli spalti si sono colorati con striscioni e bandiere e sul prato verde hanno sfilato i ragazzi e le ragazze della scuola calcio del Città di Chieti e del Chieti femminile. Tutti con le magliette neroverdi, tutti ad aspettare l’ingresso in campo delle vecchie glorie. Di chi oggi ha qualche chilo in più e qualche capello in meno, di chi ieri ha scritto la storia della società. Da Sgherri a Morganti, da Presicci a Pagliari fino a Consorti, Feola, Picconi, Battisti, Barni, Aquino, Alidori, Lancioni, Bellandrini, De Pedri e tanti altri ancora. Assente Fabio Grosso, che si è perso l’abbraccio dei suoi vecchi amici e tifosi. Un vero peccato.
Ha risposto presente, invece, con l’entusiasmo di un ragazzino, Tony Giammarinaro, 90 anni, seduto in panchina insieme al tecnico del Chieti di oggi Alessandro Lucarelli. In campo anche le sorelle Giulia e Giada Di Camillo, colonne portanti della squadra femminile. “Ieri campioni, oggi uomini veri… sempre neroverdi fieri”, lo striscione che ha accolto gli eroi del passato. I tifosi più nostalgici vanno a caccia di selfie e foto con i beniamini di una vita, in campo tanti sorrisi e abbracci in quella che è stata una rimpatriata tra vecchi amici.
Ha vinto la squadra capitanata da Alessandro Battisti, trascinata dai gol di Barni e Aquino, due che ancora oggi farebbero la differenza.
Poi la festa si è spostata in centro storico, con centinaia e centinaia di tifosi che alle 19,22, orario che rievoca l’anno di fondazione della società, hanno sfilato in corteo da piazza Vico. Un fiume neroverde che scorre via tra cori, fumogeni e bandiere. “Chieti siamo noi”, cantano gli ultras in un momento in cui il futuro societario è tutt’altro che chiaro. Non mancano cori contro il patron Trevisan. L’unica certezza è la passione del popolo teatino, la stessa che traina la squadra da un secolo. In corso Marrucino e via Arniense rimbombano le voci dei tifosi. Arrivati a piazza Malta, la voglia di festeggiare è ancora tanta. Sul palco salgono le vecchie glorie e gli storici capi ultrà, premiati dal Comitato per il centenario. La serata scorre via tra le esibizioni degli artisti teatini, nella memoria del batterista Danny Manzo, e i cori dei tifosi. Vengono ricordati gli “angeli neroverdi”, da Clelio Spanò a Roberto Vanni, da Piero Di Bartolomeo a Sandro Luciani, l’ultimo tifoso volato in cielo. È notte fonda e piazza Malta è ancora dipinta di neroverde. Sono i colori del Chieti, un simbolo della città che compie cento anni e che vive nel cuore dei tifosi.
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