PESCARA. Dopo quasi sette mesi trascorsi in ospedale, a Natale tornerà a casa per riabbracciare i suoi cari e il figlioletto di tre anni. Ma intanto Yelfry Rosado Guzman, il cuoco 23enne,raggiunto da cinque colpi di pistola sparati da Federico Pecorale nel locale di piazza Salotto in cui lavorava continua il percorso riabilitativo in una clinica di Sulmona. «Non cammino ancora, è ancora lunga la riabilitazione», dice il giovane dominicano, residente a Chieti, dal suo letto d’ospedale, «ma non mi demoralizzo, vado avanti perché il mio obiettivo è tornare alla mia vita, ai miei affetti».
La madre, Melani Guzman, non lo lascia mai solo. Ogni giorno parte da Madonna degli Angeli, il quartiere di Chieti, dove abita con la famiglia e due nipoti piccoli, e corre a Sulmona da suo figlio, percorrendo 130 chilometri al giorno. «Yelfry è forte, non cammina ancora ma comincia a sentire entrambe le gambe, prima solo la destra», racconta speranzosa mamma Melani, «voglio portarlo a casa per Natale e voglio che resti con noi almeno due mesi, ma sono alla ricerca di un centro di riabilitazione affinché possa continuare le cure prima di far ritorno nella clinica dove è ricoverato da quasi sette mesi. Spero che lo accolga il Don Orione a Pescara, poi avremo bisogno anche di un aiuto per il trasporto perché mio figlio si muove solo in carrozzina».
È stanca, ma fiduciosa Melani: «Ogni giorno chiedo a Gesù di darmi la forza per affrontare una vicenda che ci ha cambiato la vita. Sto sostenendo troppe spese e non ho più il denaro che avevo messo da parte col mio lavoro. Inoltre, quando Yelfry tornerà a casa abbiamo bisogno di spazi più ampi dei 65 metri quadrati in cui viviamo 5 persone». Per questo mamma Melani lancia un appello al sindaco di Chieti, Diego Ferrara: «Ci aiuti a trovare un alloggio più grande, ci appelliamo alla sua sensibilità».
Intanto Yelfry trascorre il tempo tenendosi costantemente in videochiamata col figlio di tre anni che lo conforta: «Papà, mi manchi tanto», gli dice il bambino, «voglio che torni a casa, ma prima devi guarire». (c.co.)