L’AQUILA. A 13 anni dal sisma del 2009, le uniche due scuole ricostruite sono la Mariele Ventre a Pettino e quella di Arischia. «E una delle due scuole ricostruite, la Mariele Ventre, è risultata sottodimensionata». Così, dalle parole di Silvia Frezza del comitato “fuori dal musp”, nato subito dopo il sisma per chiedere l’abbandono di quelle che all’epoca venivano chiamate le “scuole di plastica”, è iniziato il viaggio nella ricostruzione delle scuole aquilane. Tema, questo, affrontato ieri nell’assemblea pubblica che si è tenuta alla Villa comunale. Vuota la sedia del sindaco Pierluigi Biondi, impegnato in un altro incontro sui danni provocati dalla guerra all’economia locale (come riferito da Silvia Frezza), mentre le altre tre sono state regolarmente occupate da Stefania Pezzopane, Simona Volpe e Americo Di Benedetto. «Noi vogliamo un impegno sulla ricostruzione delle scuole», ha detto a inizio manifestazione Massimo Prosperococco, del Comitato scuole sicure. «Vorremmo vedere nei prossimi anni il taglio del nastro di edifici destinati alle scuole. Se domani cominciassero a costruire nuovi edifici, con i tempi tecnici della burocrazia ci vorrebbero 5-7 anni», ha detto Prosperococco, «per cui tranquillamente nel 2030 ci ritroveremo ancora qui». Il primo a prendere la parola è stato Di Benedetto. «Il giorno dopo le elezioni bisogna riprendere in mano la situazione della ricostruzione delle scuole. Capire perché questa in alcuni casi sia stata delegata al Provveditorato delle opere pubbliche, capire se spostare alcune scuole a Collemaggio, come ventilato, sia davvero possibile».
«Dobbiamo chiedere scusa, scusateci tutti», sono state le parole di esordio di Pezzopane. «Scusateci, anche se il primo a chiederle avrebbe dovuto essere il sindaco Biondi che anche oggi salta l’appuntamento e anche oggi lascia la sedia vuota. Io però intravedo un lume di speranza», ha continuato Pezzopane, «grazie alla coalizione che mi sostiene, perché sulle scuole abbiamo molto lavorato».
«Io sono all’esordio qui», ha detto l’altra candidata Volpe, «per alcune cose sono però avvantaggiata, perché rispetto ad alcuni interlocutori non ho perso di credibilità. Siamo fruitori di servizi che non funzionano», ha continuato, «dopo 13 anni di inutili tavoli, spero che vengano espletate almeno le analisi sui flussi demografici». (r.p.)
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