PESCARA. Mentre Omicron 5 dilaga e fa impennare i contagi, ieri è partita la caccia per un’altra e temutissima nuova mutazione del virus: la sottovariante “indiana” Omicron BA.2.75, che dai primi dati sembra nove volte più contagiosa della 5.
L’Abruzzo è in prima linea: alla richiesta di una caccia “flash survey” dell’Istituto Superiore di Sanità, si sono attivati anche i due laboratori abruzzesi che sequenziano i tamponi positivi in regione, quello dell’Università D’Annunzio e quello dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo.
Al momento non ci sono ancora casi in Abruzzo, tanto meno in Italia: sono soltanto una quarantina i tamponi con la BA.2.75 scovati in tutto il mondo, soprattutto in India, ma anche in Australia, Canada, Germania, UK e Nuova Zelanda. Per le autorità sanitarie, però, la nuova sottovariante «ha potenzialità per preoccupare e quindi è da monitorare da vicino».
Secondo il Department of Infectious Disease all’Imperial College di Londra, che per primo ha analizzato nel dettaglio la nuova sottovariante, la BA.2.75 non deriva dalla Omicron 5 che sta dilagando ora, ma dalla Omicron 2 che in Abruzzo ha prodotto il suo picco di contagi a fine aprile scorso.
La nuova sottovariante, inoltre, presenterebbe ben ben 15 mutazioni peculiari nella sua struttura. Di queste, otto soltanto nella proteina Spike, cioè quella che il virus utilizza per penetrare nelle cellule. La Omicron 5 ha solo tre mutazioni nella Spike.
Come se non bastasse, la nuova sottovariante mostra due mutazioni chiave in uno dei più potenti siti di fuga genico dagli anticorpi indotti dagli attuali vaccini. Per questo, gli epidemiologi si aspettano che BA.2.75 possa avere una maggiore facilità nel superare la barriera di anticorpi creata dai vaccini, rispetto alla protezione provocata da una recente infezione da Covid.
Al momento, seppure sia probabile una sua maggiore contagiosità, non sono state accertate ancora due caratteristiche fondamentali. La prima: se sia davvero capace di diffondersi sul territorio e di scalzare Omicron 5 che sta conquistando il dominio su tutti i territori in cui è comparsa, compreso l’Abruzzo. La seconda caratteristica: non si hanno informazioni certe sulla maggiore o minore letalità della nuova sottovariante rispetto alle altre mutazioni del virus. Come ancora non si ha contezza di quale sia la sintomatologia della sua infezione.
È chiaro, però, che i timori sono forti, in tutto il mondo. Anche per questo ci si aspetta una rapida conclusione della fase di analisi dei vaccini di Pfizer e Moderna aggiornati per affrontare le varie sottovarianti di Omicron. La speranza è che le prime forniture dei nuovi sieri possano arrivare già tra la fine di agosto e il mese di settembre, così da avviare la campagna di richiamo per la popolazione entro i primi freddi dell’autunno. (l.t.)