PESCARA. Lo chiamavano il “leone dell’Adriatico” per la sua imbattibilità al tavolo da biliardo. Fondatore del torneo Coppa Mari, il suo Circolo amatori biliardo di via Milano prima e corso Vittorio poi, dagli anni Sessanta è stato il punto di riferimento di giocatori da tutto il mondo. Una vita di successi quella di Ernesto Di Tizio, otto volte campione italiano di biliardo, specialità stecca e carambola a tre sponde, più di 200 gare vinte tra Italia, Montecarlo e Sudamerica, morto a 88 anni, alle 15,40 di ieri al Covid hospital dove era ricoverato da giorni per altre patologie con cui combatteva da tempo. Lascia, addolorati, la sorella Maria Sofia Di Tizio, i figli Barbara e Riccardo, il genero Valentino, i nipoti Rita, Silvio, Maria Teresa, Donatella, Elisabetta, Donato, Teresa, Jacopo.
La moglie Vittoria è morta 36 anni fa. I funerali si svolgeranno oggi alle 15,45 nella chiesa dello Spirito Santo. La salma sarà cremata e le ceneri restituite ai familiari. Viveva in via Lavino, a Montesilvano, ma era nato a Santa Filomena il 18 luglio 1933 da papà Donato e mamma Teresa Staccioli. Fu lei a scovarlo, sedicenne, dopo aver marinato il liceo classico D’Annunzio, nel circolo di Francesco Cirillo, che all’epoca si trovava nelle vicinanze del bar Brasile, poi trasferito in via Trento. Donna Teresa «lo sorprese con la stecca in mano, andò su tutte le furie e lo spedì in un collegio a Torino», racconta la nipote, Elisabetta Sargiacomo, «ma zio Ernesto aveva una passione sfrenata per il biliardo ed è stata tutta la sua vita, una vita felice e piena di soddisfazioni e vittorie. È stato fondatore del torneo Coppa Mari, aveva un carattere rigido e dolce, molto amante delle regole». Il primo circolo (oggi di proprietà di Paolo Clerico) aperto nel 1963 in via Milano, dal 1985 in corso Vittorio di fronte al terminal della stazione, frequentatissimo da amatori e campioni, tra cui Carlo Cifalà, Nenè Gomez, Marcello Lotti, detto Lo Scuro.
Un minuto di silenzio in suo onore, ieri pomeriggio, è stato l’omaggio degli appassionati della disciplina. L’iniziativa promossa da Dario Natale, presidente regionale biliardo Abruzzo e Molise, che non riesce a trattenere le lacrime: «Per me è stato padre e amico, un campione dal cuore grande, ancora oggi nella top dei migliori. Era dolce e burbero, con lui condividevo i pranzi – amava cucinare “li bummalitti” – e le carte, oltre che il biliardo. Memorabile la vittoria del 1974 a Portici, in finale con Salvatore Centorame, vinsero entrambi un’Alfa Romeo. Erano anni mitici in cui al circolo si giocava nella nebbia del fumo delle sigarette». «E ci si giocava milioni e patrimoni», ricorda Franco Boemi, 70 anni, titolare della fabbrica Biliardi Cirillo: «Fu allievo di mio nonno Francesco. Di Tizio fu un giocatore estroso, da lui andavano i migliori da tutta Italia, Luigi Lepore, Elvio Di Francesco, Antonio Di Fulvio, Giorgio Nocerino, Arturo Albrito, Paolo Coppo, Giuseppe Stanzione, Maggio Crocefisso, Andrea Quarta, Giovanni Silla, Paolo Diomaiuta, si giocava a tutte le ore in un’atmosfera eccezionale». Edmondo Prosperi, 77 anni, ex giocatore e allenatore del Pescara calcio, frequentava il circolo con lo scomparso Bruno Pace, negli anni Novanta: «Con noi c’era anche Osvaldo Rossignoli e Gigino Di Peco. Ernesto era una persona seria, rigorosa, quando era al tavolo voleva tutti in silenzio».