PESCARA. Le associazioni ambientaliste chiedono al Comune una svolta, nella gestione della Pineta. Ieri, a un anno di distanza dall’incendio che ha stravolto l’area verde, il Coordinamento salviamo gli alberi di Pescara ha rilanciato le richieste già formulate da tempo e lo ha fatto nel corso di una passeggiata informativa nella zona del rogo. «Noi riteniamo che non debba esserci una organizzazione di tipo emergenziale», dice per tutti Simona Barba, dirigente di Italia Nostra, a Pescara. «Ciò che è accaduto, è successo perché non c’era un comitato di gestione della Riserva e un direttore che si facessero carico di tutto. Il Comune ha creato un tavolo tecnico, dopo il rogo, perché evidentemente si è reso conto di non avere le professionalità per gestire quell’area e i tre esperti incaricati hanno dato indicazioni altamente professionali e scientifiche. Ma per il futuro deve essere organizzato in maniera istituzionale un comitato di gestione e serve un comitato scientifico: cioè serve una struttura fissa che esuli dalle scelte politiche del momento. Oggi sembra che i tavoli si riuniscano e si prendano decisioni a seconda di quello che accade e degli umori del Comune. Non è più il momento, poi, dei fazzoletti e coriandoli decisionali, nel senso che se fino ad ora si sono occupati del comparto 5, andato a fuoco, ci chiediamo quando si occuperanno di tutto il resto, tanto più che i tre esperti lavorano pro bono».
Tra le osservazioni degli ambientalisti ci sono quelle sul verde. «Per fortuna che ci sono stati i tecnici, a dare le linea guida: nella Riserva non possono esserci piantumazioni, ricordiamo, ma va aiutata la rinnovazione dei nostri pini d’aleppo. Quanto ai rifiuti, c’è voluto l’incendio a scoprire che c’erano». E poi ricordano che quello «non è un parco, ma una Riserva, per cui solo alcune parti possono essere aperte ai cittadini, non si può transitare ovunque. Non capiamo – dicono ancora – perché proseguono i tagli, come avviene dietro alla stele di D’Annunzio, e chiediamo che non ci siano, ad esempio, piante di fico e palme (mae ci sono)».
Italia nostra, che fino ad oggi è stata invitata una sola volta al “tavolo verde”», punta su «un organismo deputato alla partecipazione, un tavolo verde istituito» e si augura che questa fase diventi una «occasione per avere una visione sul patrimonio arboreo della città». (f.bu.)