TORNARECCIO. È toccato al sindaco di Tornareccio, Nicola Iannone, dare la ferale notizia alla famiglia di Cristian Carozza, il giovane centauro morto l’altra sera a Cipollaro, contrada di Casoli. «Non avrei mai voluto fare quella telefonata», dice il primo cittadino. «Cristian lo conoscevo bene, abitiamo non distanti in contrada San Giovanni: corretto, discreto, rispettoso. Il paese è attonito». Aveva 34 anni, Cristian, e tornava a casa dopo aver terminato, alle 22, il turno di lavoro nel pastificio De Cecco a Fara San Martino. Stava percorrendo, guidando la sua Harley Davidson la provinciale 95 che, dopo un vivaio di piante, è un lungo rettilineo, quasi al termine del quale, in direzione monti-mare, a sinistra, c’è un distributore Eni. Erano quasi le 22,30 quando il centauro, che aveva deciso di entrare nell’area di rifornimento, è stato urtato posteriormente da una Fiat Punto che aveva già sorpassato altre due auto. Il resto è dura cronaca, difficile da accettare. È stato un collega di lavoro di Cristian a fermarsi e a riconoscerlo, disteso sull’asfalto. Le condizioni del giovane sono subito apparse gravi, tanto che il suo cuore ha cessato di battere sull’ambulanza che lo stava portando all’ospedale di Lanciano. La madre di Cristian, Maria, vedendo trascorrere i minuti, già iniziava a preoccuparsi del ritardo di quel figlio sempre preciso. A un certo punto è squillato il telefono: a rispondere è stato Tony, il fratello di Cristian. E dall’altra parte c’era il sindaco. La famiglia Carozza, già colpita recentemente dalla morte del padre, Gabriele, è piombata nella disperazione. La notizia luttuosa, durante la notte, si è diffusa in tutto il paese. Il 25 giugno, nella contrada San Giovanni, ci sarebbe dovuta svolgere la festa patronale ma, su decisione del parroco don Davide e del comitato feste, è stata annullata nella parte civile, così come l’amministrazione comunale ha rinviato un evento previsto per il 24 e 25 prossimi con il Cram (consiglio regionale abruzzesi nel mondo). Il dolore per la morte di Cristian è troppo grande.