OCRE. Nel tredicesimo secolo anche in Abruzzo – e nel territorio che poi si chiamerà “Aquilano”– arrivò quella che oggi definiremmo una multinazionale. Parliamo dei monaci Cistercensi, che nel giro di pochi decenni, partendo dalla Francia e “sponsorizzati” dai Papi, arriveranno ad avere in Europa più di 700 conventi. I monasteri erano luoghi di preghiera ma anche, se non soprattutto, centri di potere economico, alimentati da vaste proprietà, dagli affitti da cui si traevano grossi profitti e da una capacità “imprenditoriale” che portava i monaci a bonificare e a rendere le terre – prima paludose o aride – capaci di produzioni fino ad allora mai viste (dal grano, al vino, all’olio).
La presenza dei Cistercensi di fatto creò le basi per la nascita, a metà del 1200, dell’Aquila. Il secolo XIII si concluse poi con l’incoronazione di Celestino V, nell’agosto del 1294, nella basilica di Collemaggio alla presenza del Re angioino Carlo II, avvenimento che fu forse il vero atto fondativo della città, che in quella occasione ebbe in dono la Perdonanza ma anche una fiera che mise L’Aquila al centro dei commerci. Di questo, ma non solo, hanno parlato martedì pomeriggio nello storico monastero di Santo Spirito d’Ocre due relatori di eccezione, i professori dell’Università dell’Aquila Amedeo Feniello e Alfonso Forgione. Feniello ha ripercorso la storia dei Cistercensi inquadrandola nell’Europa dell’epoca, tratteggiando la figura di Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), oggi Santo, abate già a 25 anni e fondatore di numerosi monasteri.
L’ARRIVO ALL’AQUILA
Il professor Forgione si è soffermato invece sulla presenza cistercense dalle nostre parti. Non ci sono fonti certe ma è probabile che il primo insediamento – forse intorno al 1220 – sia stato la cosiddetta grangia (un convento-fattoria) di Santa Maria del Monte a Campo Imperatore, a oltre 1.600 metri di quota. E non fu una scelta casuale. In quel tempo tutto il Centromeridione era controllato militarmente dai Normanni (poi dagli Svevi). Questo aveva favorito la ripresa della transumanza orizzontale, dall’Abruzzo alla Puglia. I Cistercensi intuirono le potenzialità dell’allevamento ovino e della possibilità di utilizzare nel periodo invernale i pascoli pugliesi. Da allora la transumanza diventò il vero motore dell’economia e fece le fortune della neonata città dell’Aquila, soprattutto nel 1300 e nel 1400. L’altro insediamento dei Cistercensi, più strutturato rispetto a quello di Campo Imperatore fu realizzato a Ocre. La storia ci dice che tutto partì dalla donazione di un terreno che un nobile fece nel novembre 1222 (giusto 800 anni fa) all’eremita Placido, nato a Roio ma che aveva scelto come rifugio prima una grotta su monte Circolo e poi si era spostato nei pressi di dove ora sorge il monastero di Santo Spirito. Anche in questo caso Forgione ha fornito una spiegazione più realistica e meno “leggendaria” del perché i Cistercensi scelsero di “investire” nel territorio di Ocre.
IL CASTELLO
A Ocre i Normanni avevano costruito un castello, non quello che si vede da valle guardando nella direzione di Fossa (che è più tardo), ma quello riscoperto (vicinissimo all’altro) dagli archeologi non molti anni fa. Quel castello, ha detto Forgione, era un centro di potere economico già prima dell’arrivo dei Cistercensi, che quindi capirono subito che quella era una zona su cui investire risorse e forza lavoro.
I SINDACI
Le relazioni di Forgione e Feniello sono state inquadrate in un evento organizzato in occasione degli 800 anni dalla fondazione del monastero, dal Comune di Ocre in collaborazione con l’associazione Aquila Altera e inserito nel programma del “Festival delle città del medioevo”. Presenti fra gli altri i sindaci dell’Aquila Pierluigi Biondi, di Ocre Gianmatteo Riocci e di Fossa Fabrizio Boccabella. All’interno del monastero oggi c’è una struttura ricettiva.
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