TERAMO. Secondo il comitato Azione Popolare, che ha raccolto migliaia di firme in Abruzzo per la tutela dell’acqua potabile e la chiusura dei laboratori del Gran Sasso, il recente incontro all’Aquila nel quale il commissario governativo Corrado Gisonni ha illustrato lo studio di fattibilità per la messa in sicurezza dell’acquifero è stato «la classica “montagna che ha partorito il topolino”».
Il comitato innanzitutto stigmatizza che «si è cercato in tutti i modi di tenere la società civile lontana persino dal perimetro del sito in cui si svolgeva l’incontro: degli oltre 50 iscritti di Azione Popolare che avevano raggiunto il capoluogo per assistere all’incontro, alla fine, con molte difficoltà – e anche per l’intervento del sindaco di Teramo – sono stati ammessi alla conferenza solo due delegati». Per il comitato guidato dal medico Elso Castelli «l’incontro è stato ampiamente deludente. Oltre ai saluti istituzionali e alle conclusioni politiche, i partecipanti hanno potuto ascoltare una relazione geologica (che non ha affrontato il problema del potenziale inquinamento dell’acquifero) nonchè l’esposizione di uno studio preliminare, talmente teorico che, considerato il curriculum del commissario Gisonni, non avrà richiesto più di 15 giorni per la sua preparazione». Il comitato annuncia che «vigilerà affinché ciascuno faccia il proprio dovere nel minor tempo possibile», se necessario con nuovi esposti alla magistratura.