GUARDIAGRELE. Prosegue la lotta dell’ex sindaco Piervincenzo De Lucia per il convento dei Cappuccini, la struttura religiosa, guidata dall’agosto dello scorso anno dai padri camilliani, a seguito di una tormentata vicenda che ha portato alla partenza dei frati cappuccini dalla cittadina, dopo una presenza durata ben 422 anni. Al caso, dopo le diverse azioni intraprese dall’ex primo cittadino, sono stati ora coinvolti anche il prefetto di Chieti Armando Forgione, il procuratore della Corte dei Conti dell’Aquila Antonio Giuseppone e la Soprintendente archeologia belle arti e paesaggio di Chieti-Pescara Cristina Collettini, ai quali il sindaco Donatello Di Prinzio, con una lettera dello scorso 6 settembre, ha spiegato la delibera della giunta comunale n.100 del 31 maggio 2022, con la quale il Comune ha concesso in comodato d’uso alla parrocchia di San Francesco d’Assisi, l’intera struttura, religiosa, compresi i locali della foresteria.
«Un atto, quello del Comune», osserva De Lucia, «compiuto senza individuare né lo stato di fatto dell’attuale edificio e né i beni mobili in esso contenuti, nemmeno quelli di rilevante valore storico del XVI secolo, come oggetti liturgici, statue, reliquiari, dipinti, arredi lignei, affreschi ecc.».
L’ex sindaco, evidenzia inoltre che non si riesce a comprendere perché l’atto comunale sia stato deliberato con oltre un anno di ritardo, visto che già all’inizio di marzo del 2021 i Cappuccini, avevano annunciato l’abbandono, realizzato poi sei mesi dopo. «Ma sul caso», aggiunge De Lucia, «resta sopratutto la difficoltà logica e giuridica di capire se e come il Comune può legittimamente disporre di un suo bene immobile, occupato da tempo da altri». L’ ex sindaco, ricorda infatti che il convento per oltre un secolo e mezzo, è stato utilizzato dall’Ordine dei cappuccini che finora non l’ha ancora restituito ufficialmente al Comune proprietario, con le indispensabili formalità. «Per concludere correttamente il rapporto», sottolinea De Lucia, «occorre infatti la constatazione dell’esistenza e dello stato dei beni, in contraddittorio fra le parti, con la redazione di un atto formale di rilievo pubblico».
De Lucia, conclude quindi, evidenziando che in merito alla questione, l’unico presupposto è il convincimento che non si può disporre legittimamente di un rilevante complesso di beni mobili e immobili di proprietà del Comune, risalenti fino al XVI secolo, pregevoli per valore religioso, culturale, storico ed artistico, come si farebbe, e male, se fosse di proprietà privata degli amministratori di turno. «Tra la gente», conclude De Lucia, «si avverte il desiderio che non si svincoli ulteriormente e che si ponga termine ad una vicenda che rischia di finire nei tribunali».
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