ATESSA. Sono in stato di agitazione dallo scorso 22 giugno le maestranze (140 dipendenti) della Connect Spa (ex Irplast Atessa, terzializzate nel giugno 2015) che lavorano nei due stabilimenti della zona industriale della Val di Sangro per la produzione di pellicole e packaging da imballaggio in polipropilene per prodotti alimentari e non. La protesta si è tramutata in sciopero lo scorso 30 giugno con quattro ore di astensione e altrettante lo scorso 2 luglio. Lo sciopero è proseguito anche l’8 luglio scorso per nove giorni nelle ultime 3 ore del turno notturno, sospendendo la protesta il 12 e 13 luglio per un incontro convocato in Confindustria che, riferiscono le rsu di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil della Connect, non avrebbe prodotto i risultati sperati.
Alla base del malcontento c’è la richiesta di miglioramento della contrattazione di secondo livello, la richiesta di un premio di risultato e il perfezionamento delle condizioni contrattuali e organizzative per una migliore vivibilità nello stabilimento. «Tali richieste e condizioni non si traducono in costi insostenibili per la società», fanno sapere i rappresentanti sindacali di fabbrica, «ma sono frutto dei tanti sacrifici dei lavoratori, in termini di flessibilità e polivalenza, concessi in ogni occasione per garantire la costante produzione e soddisfare gli ordinativi richiesti. Dalla “dolorosa” terzializzazione del 2015 (il passaggio da Irplast a Connect del 90% dei dipendenti degli stabilimenti di Val di Sangro, ndc) ad oggi c’è stata una costante disponibilità e professionalità a 360° di tutte le maestranze», proseguono le rsu, «nonostante la perdita di salario e di alcuni diritti contrattuali, senza ricevere benefit aggiuntivi. Mai un giorno fermo, neanche durante l’emergenza Covid. Tutti i dipendenti, contagi permettendo, sono stati ligi al dovere e presenti in una turnazione a ciclo continuo già di per sé faticosa, ma nonostante ciò si è sempre garantita la continuità della produzione». (d.d.l.)
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