Confermata l’assunzione di oltre 1.200 docenti a tempo di indeterminato per le scuole abruzzesi. Ma scoppia subito la polemica. Il primo sindacato a scendere in campo è la Cisl Scuola, secondo cui ne servirebbero almeno il doppio «per garantire la stabilizzazione dei precari e la continuità didattica per gli studenti, soprattutto di quelli con disabilità». Anzi: secondo le stime del sindacato, tra il 5 e il 10% di quei posti previsti non saranno coperti, perché dai pochi concorsi effettuati non è uscito un numero sufficiente di docenti idonei.
E poi c’è la mancanza dei contratti del personale Covid, che fino allo scorso anno scolastico ha garantito migliaia di lavoratori – soprattutto personale Ata – sopperendo alla carenza cronica delle scuole abruzzesi. Ma, sempre secondo la Cisl, manca anche un protocollo per la gestione del Covid, nonostante il dilagare del virus.
LA RIPARTIZIONE IN ABRUZZO
Nei giorni scorsi l’Ufficio scolastico regionale ha confermato i numeri per le nuove immissioni di ruolo dei docenti: in Abruzzo sono previste 1.254 assunzioni sulle 91mila in tutta Italia. Si tratta di 70 docenti per le materne, di 123 per le elementari, di 173 per le medie, di 480 per le superiori e di 408 per il sostegno. Più di tutti ne avrà il Chietino: ben 447. Poi l’Aquilano con 289 nuovi docenti di ruolo, il Teramano con 283 e il Pescarese con 235.
I posti disponibili per le immissioni in ruolo saranno assegnati al 50% tra Gae (graduatorie a esaurimento) e Gm (graduatorie di merito) dei concorsi. Quest’anno torna anche la call veloce, che ha lo scopo di consentire, dopo le nomine sui posti rimasti vacanti, la possibilità di entrare in ruolo in un’altra regione di Italia.
«Il numero 1.254 corrisponde ai posti vacanti ufficiali nelle scuole abruzzesi», spiega il segretario abruzzese della Cisl Scuola Davide Desiati, che continua segnalando diverse criticità: «Ma da un lato questo numero non fotografa la realtà, in quanto basato su un calcolo sbagliato che non prende in considerazione la reale organizzazione degli studenti nelle classi; dall’altra le assegnazioni saranno meno delle 1.254 previste, perché non ci sono abbastanza docenti idonei da assumere, vista la carenza di nuovi concorsi e al fatto che molti stati fermati alle preselezioni a causa della difficoltà dei test. Almeno un 10% dei docenti nelle scuole abruzzesi continuerà quindi a lavorare in maniera precaria, soprattutto per quanto riguarda le materie tecniche delle scuole medie e superiori. E poi c’è il grande problema degli insegnanti di sostegno: l’anno scorso sono stati in 2.500 circa quelli che hanno lavorato da precari nelle scuole, oggi se ne assumono soltanto 408. Questo vuol dire loro non avranno stabilità lavorativa e che ai loro alunni non sarà garantita la continuità didattica».
«SARà ANCORA EMERGENZA»
E poi ci sono i problemi del personale Ata e dei protocolli anti-Covid. Continua Desiati: «Fino allo scorso anno scolastico c’era il personale Covid, che sopperiva alle carenze degli istituti, soprattutto per quanto riguarda il personale Ata. Quest’anno non è stato confermato. Soltanto tra i collaboratori, parliamo di 900 lavoratori non riconfermati. Ma mancano anche gli amministrativi: in Abruzzo almeno 50 scuole non hanno un direttore amministrativo». Poi sulla pandemia: «Sulla carta l’emergenza Covid è finita, ma i contagi sono ancora tanti: mai visti numeri così alti a luglio. Difficile pensare che non si rialzeranno ancora con la riapertura delle scuole. Ma a due mesi dalla prima campanella non c’è ancora nemmeno un’ipotesi di piano emergenza, mentre le scuole avrebbero bisogno di tempo e personale per organizzarsi. Se tutto resterà così, la scuola riaprirà in emergenza e sarà costretta a inseguire la pandemia. Nei prossimi giorni ne parleremo con l’Ufficio scolastico regionale».