PESCARA. I giudici della Corte d’Appello dell’Aquila, sezione lavoro, ribaltano la sentenza di primo grado del tribunale di Pescara, danno ragione alla Cgil di Pescara e dichiarano l’antisindacalità del dirigente scolastico dell’istituto alberghiero De Cecco di Pescara. Una condotta antisindacale che andava avanti dal 2015/16 e fino a quest’ultimo anno scolastico. Una condotta peraltro riconosciuta anche dal giudice di primo grado che aveva sottolineato il «ritardo e l’omesso invio da parte del dirigente dell’informativa preventiva e il ritardo dell’avvio delle procedure di contrattazione integrativa», ma che «tuttavia ha ritenuto che dette condotte siano da considerare esaurite e non più produttive di effetto pregiudizievole per difetto di attualità». Assunto non condiviso dai giudici di appello. «I ritardi nell’invio delle informative preventive e nell’avvio della contrattazione», scrivono, «l’adozione dell’atto unilaterale non seguito da contrattazione, con il risultato di sottrarre di fatto alla contrattazione talune materie, integrano comportamenti che si sono ripetuti nel corso degli anni, per attualizzarsi proprio nell’anno scolastico 2020/21 allorché la convocazione per la contrattazione integrativa è intervenuta solo dopo la notifica del ricorso del presente giudizio, e nel corrente anno 2021/22 né risultano avviate trattative, né adottato un contratto integrativo e neppure un atto unilaterale, persistendo dunque, per un arco temporale di almeno 6 anni, un chiaro atteggiamento di emarginazione del sindacato, attraverso una serie di condotte reiterate, che si sono tradotte di fatto, nel corso degli anni, nell’impossibilità per l’organizzazione sindacale di svolgere il proprio ruolo, con conseguente violazione delle prerogative riconosciute dalla legge e dalla contrattazione collettiva». E secondo i giudici aquilani a nulla valgono le motivazioni addotte dal dirigente scolastico e fatte sue dal giudice di primo grado, in relazione alle «particolari problematiche riguardanti la parziale inagibilità degli immobili destinati a sedi dell’istituto, presenti nel 2015, come parimenti le criticità legate alla più recente emergenza pandemica da Covid-19, non possono certo acquisire valore esimente o costituire motivo di esonero dell’amministrazione dal coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, liddove, al contrario, avrebbero dovuto consigliare di incentivare il confronto e il coinvolgimento dei sindacati attraverso l’utilizzazione di tutti i dispositivi di partecipazione previsti dalla contrattazione collettiva, al fine di addivenire a soluzioni condivise e assicurare trasparenza e regolarità amministrativa». E quindi, ritenuta l’attualità della condotta, la Corte riforma la sentenza di primo grado e dichiara l’antisindacalità del comportamento posto in essere dal dirigente scolastico, e condanna il ministero dell’Istruzione, al pagamento delle spese.