MONTESILVANO. Montesilvano colle dice addio alla delegazione comunale che dal maggio 2017 era attiva in piazza Calabresi.
L’amministrazione comunale ha deciso, infatti, di restituire il locale preso in affitto e utilizzato per 5 anni dai residenti della zona collinare per una serie di servizi, tra cui le pratiche relative all’anagrafe e allo stato civile o l’erogazione di materiali per la raccolta differenziata. Il distaccamento comunale, inoltre, fungeva anche da archivio dei primi registri anagrafici e di stato civile, delle deliberazioni del podestà, del Consiglio e della giunta dal 1939 al 1964.
Ma, come si legge nella delibera di giunta di qualche giorno fa, l’esecutivo del sindaco Ottavio De Martinis ha deciso di restituire il locale e dismettere la delegazione collinare. Tra le motivazioni, nel documento si evidenzia che «nell’ultimo periodo è emersa l’effettiva difficoltà organizzativa per garantire l’apertura e, quindi, la funzionalità del distaccamento comunale, data l’impossibilità di assicurare la presenza di un incaricato dell’Ente che provveda alla gestione di tale sede». E ancora che «attualmente, la sede è utilizzata prevalentemente per la conservazione dei primi registri anagrafici e di stato civile» che possono essere custoditi nella sede di Palazzo Baldoni «assicurando, peraltro, a tale documentazione di notevole valenza storica la corretta conservazione».
La decisione non ha incontrato il parere favorevole della consigliera del Pd Romina Di Costanzo che commenta: «Dopo quasi un secolo, viene cancellata una delegazione municipale che si è insediata nel borgo antico nel lontano 1926 quando, con un blitz fascista, la sede del municipio fu trasferita alla marina, conservando tuttavia un distacco nella sede originaria. Da allora la delegazione è rimasta un luogo funzionale al disbrigo delle pratiche e all’erogazione di servizi. Piuttosto che chiudere sarebbe il caso, invece, di valorizzare questo patrimonio, dando non solo continuità alla funzionalità di erogazione di alcuni servizi, ma realizzando un archivio storico-testimoniale, importante per le origini del nostro insediamento urbano».
Di Costanzo ricorda che, negli anni, la delegazione ha cambiato sede, mantenendo però integra la sua funzionalità.
«È inammissibile motivare l’impedimento all’apertura con difficoltà di carattere organizzativo legate al personale», prosegue. «Mi meraviglio che questa scelta arrivi proprio dall’amministrazione che più delle altre si è strappata le vesti nel ribadire la sua contrarietà al processo di fusione, in nome di una cancellazione identitaria delle sue radici. La cancellazione della storia di un luogo», chiosa Di Costanzo, «si realizza con interventi di questo tipo, che cancellano con una delibera un secolo di storia e il senso di appartenenza e di identità di una comunità».
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