CHIETI. La memoria della strage di Capaci prende vita mentre lo sguardo incredulo si fissa sui dettagli di un’auto accartocciata. La gente arriva, fissa la teca sistemata in piazza Vico, guarda attentamente la ferraglia, tira fuori il cellulare e scatta una foto, tentando di realizzare quanto deve essere stata forte l’esplosione che ha ridotto quell’auto in quello stato. L’impressione è forte, il carico emotivo apre alla consapevolezza di cosa sia il fenomeno mafioso e di cosa sia lo Stato che lo combatte. E questa consapevolezza è l’obiettivo degli organizzatori della tappa teatina del giro che da anni sta facendo la teca che custodisce i resti della Fiat Croma su cui viaggiavano gli uomini della scorta di Giovanni Falcone, la “Quarto Savona 15”, ovvero la sigla attribuita all’auto, all’epoca, per i collegamenti radio con la sala operativa della Polizia di Stato.
Ad organizzare la giornata, nella settimana del trentennale della strage di Capaci, è stato il questore Francesco De Cicco, d’intesa con il Premio nazionale Paolo Borsellino e con il contributo del prefetto, Armando Forgione, e del sindaco Diego Ferrara, alla presenza dell’arcivescovo di Chieti Vasto, Bruno Forte, che ha benedetto la teca. Ospiti della tavola rotonda in piazza Vico sono stati il sostituto procuratore Giuseppe Falasca, don Aniello Manganiello, carismatico prete anti-camorra attivo nel quartiere di Scampia a Napoli, Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro capo scorta del giudice Falcone morto insieme agli agenti Vito Schifani e Rocco Dicillo, e Gilda Pescara, responsabile del presidio teatino di Libera, che ha organizzato anche una mostra sotto i portici con i lavori realizzati da studenti di Chieti e provincia con il progetto “Segni Narranti” in memoria delle vittime innocenti delle mafie.
Tanta gente si è fermata a guardare la teca e ad ascoltare la tavola rotonda, di cui protagonisti sono stati anche i ragazzi delle scuole superiori Savoia, Galiani-De Sterlich, Vico-Nicola da Guardiagrele e Masci. Con le loro domande hanno animato il dibattito condotto dal caporedattore Rai Abruzzo Paolo Pacitti. «Io penso che la Polizia di Stato abbia dato una grande mazzata ai mafiosi a Palermo, lo Stato vuoi o non vuoi a quei tempi ha dovuto dare una risposta e l’ha data», ha detto Montinaro che da anni si occupa di portare in giro la teca con l’auto della scorta di Falcone. Un modo per continuare l’impegno del marito: «Non ci hanno fermati. Dopo 30 anni la Quarto Savona è qui e gira l’Italia, mentre loro devono solo fare una vita al buio, nascosta. Andiamo avanti e facciamo capire che siamo tutti presenti, perché non sento più parlare di mafia. Però abbiamo ancora latitanti da prendere, ancora oggi c’è qualcuno che paga il pizzo e i magistrati stanno sotto scorta. Non l’abbiamo vinta ancora». E anche per Luigi Savina, che da capo della Squadra mobile di Palermo catturò Giovanni Brusca, «la mafia è più silente, ma anche più pervasiva». Per sconfiggerla occorrono «impegno e consapevolezza», come ha rimarcato Di Cicco, «metodo e passione», come ha sottolineato Falasca, partendo dai giovani, come fa Pescara con Libera, combattendo «sottocultura e povertà», come ha sottolineato Manganiello.