L’AQUILA. Per ottenere l’abitazione equivalente il cittadino deve dimostrare non solo che la casa danneggiata dal terremoto del 2009 era l’unica di sua proprietà all’Aquila ma anche che, fino al 5 aprile del 2009, ci abitava. Con questa motivazione la Corte di cassazione ha respinto il ricorso di una proprietaria di una casa all’Aquila che la stessa proprietaria aveva affittato dall’agosto 2008 all’agosto 2009 (quando il contratto era stato rescisso). La cittadina abitava invece stabilmente a Milano. In appello la donna era stata condannata per il reato di “indebita percezione a danno dello Stato di erogazioni pubbliche”. Secondo la Cassazione, che ha confermato la decisione della Corte di Appello dell’Aquila, «il dato normativo di partenza è da individuarsi nella legge 28 aprile 2009» (la cosiddetta legge madre sul terremoto dell’Aquila ndc) che prevedeva espressamente «la concessione di contributi per la ricostruzione o riparazione di immobili adibiti ad abitazione considerata principale». «È incontrovertibile il fatto che il predetto contributo spettasse esclusivamente in relazione all’abitazione presso la quale il beneficiario dimorava al momento del sisma» nella norma infatti si legge che «per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente – che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale – e i suoi familiari dimorano abitualmente». Anche le ordinanze del presidente del consiglio dei ministri, continua la Cassazione «che hanno dato attuazione alle previsioni normative hanno costantemente fatto riferimento alla nozione di abitazione principale. Sulla base di tali dati normativi non è alcun dubbio che gli indennizzi previsti dalla normativa post-sisma hanno esclusivamente preso in considerazione l’esigenza di ricostruzione o acquisto dell’abitazione principale intesa quale unità abitativa effettivamente utilizzata quale dimora al momento del sisma. La tesi sostenuta dalla difesa, secondo cui vi sarebbe una sorta di equivalenza tra la nozione di abitazione principale e prima casa è del tutto sfornita di riscontro normativo e, peraltro, tende a sovrapporre fattispecie che, pur nel diritto tributario nell’ambito del quale sono state disciplinate, non sono in alcun modo assimilabili. Per prima casa, infatti, si intende l’unità immobiliare acquistata da un soggetto non titolare di altri immobili nel Comune di residenza, in relazione al quale l’imposta di registro è applicata in misura ridotta. L’abitazione principale, invece, è quella in cui il soggetto richiedente dimora stabilmente. È di tutta evidenza che il concetto di dimora non è suscettibile di possibili interpretazioni alternative, posto che nel suo significato comune indica il luogo in cui un soggetto abita stabilmente e, quindi, fa riferimento a una condizione di fatto insuscettibile di possibili equivoci». (g.p.)