PESCARA. Dopo lo stop per il caro gasolio, ieri notte, come era stato preannunciato, i pescherecci sono tornati in mare. Più della metà delle barche ha lasciato il porto. Ma la protesta non è finita. Oggi tutti di nuovo fermi in attesa dell’esito della riunione della conferenza Stato regioni, in cui si discuterà delle misure a sostegno dei pescatori. «In giornata», spiega l’armatore Massimo Camplone, «dovremmo sapere qualcosa sul nostro futuro. Di certo così non possiamo più andare avanti. Ieri molti sono usciti in mare e lo hanno fatto per pagare qualche spesa. Poca cosa. La realtà è che andando a lavorare, sembra assurdo, ma ci rimettiAmo soltanto. Il gioco non vale la candela. Vediamo oggi», ripete, «cosa succederà a Roma. Siamo molto molto amareggiati. Come se non bastasse il problema del caro gasolio, noi abbiamo pure quello dei fondali bassi. Ieri notte, le imbarcazioni sono uscite, seppure a rilento, dal porto canale soltanto perché negli ultimi giorni è piovuto, e il livello dell’acqua è salito. La pioggia ci ha salvato. Ma adesso con il caldo non oso immaginare cosa potrà accadere. L’uscita del porto canale, sulla sinistra, è insabbiata. Ci si passeggia a piedi. Insomma», sottolinea Camplone, «è un disastro sotto ogni punto di vista. Da gennaio a oggi, fra un problema e un altro, saremo usciti in mare non più di 20 volte». E a fine luglio ci sarà un nuovo stop per il fermo biologico.
Per il presidente dell’associazione armatori Francesco Scordella, «lo sconforto è tanto». «Nessuno sino ad ora», fa presente, «ci ha assicurato niente. Siamo ancora in attesa dei fondi per il fermo pesca dello scorso anno. L’unica misura che abbiamo ottenuto è il credito di imposta per il primo trimestre dell’anno, ma molte barche hanno lavorato poco per cui non avranno benefici».